Ombre Rosse

A proposito di #io apro

ROMA – Come giudicare la manifestazione promossa da #ioapro? Da una parte i manifestanti, che si sono accuratamente tenuti dentro la linea della legalità, evidentemente per non prestare il fianco già abbastanza scoperto alle prevedibili accuse di strumentalizzazione e ricorso alla violenza eversiva avanzate loro neanche tanto velatamente perfino dal servizio pubblico della Rai (non tutti paghiamo lo stesso canone evidentemente). Portano a casa un incontro della propria delegazione con Draghi (o chi per lui) e le solite generiche promesse a breve e media scadenza. Ribadiscono l’intenzione di non mollare la presa, forse non era possibile ottenere più di così tenendo fede all’intenzione iniziale di non saltare il fosso della legalità.

Dall’altra le forze dell’ordine. Che dire? Solita efficienza e professionalità, sembrava di stare di nuovo negli anni 70, gli anni di piombo. la polizia era pronta e non si è fatta sfuggire di mano l’ordine pubblico, come da disposizioni prefettizie e da mandato istituzionale. Già, ma chi aveva di fronte? Cittadini che protestavano pacificamente malgrado la loro ormai enorme e cronicizzata disperazione. Eppure mi dicono che c’é stato bisogno di cariche di alleggerimento (mai capito di cosa si tratti, per chi ha fatto il militare, una carica è una carica, punto e basta) e ricorso agli idranti.

Che voto dare, alle parti coinvolte. Ai mezzi di informazione sicuramente un 3, hanno visto solo le braccia sollevate nel saluto romano, hanno parlato solo di Casa Pound (tanto di cappello, l’unica forza politica ieri presente a fianco dei manifestanti). Ai manifestanti un 7 di incoraggiamento. Bravissimi a non cadere in provocazioni e tentazioni di dar sfogo ad una rabbia che a questo punto è comunque e probabilmente la cosa più legittima presente in piazza.

Non si può sapere quanto durerà questo sforzo di mantenersi di qua dalla linea della legalità. Questa è gente che sta combattendo l’unica battaglia di dignità e di sostanza da un anno a questa parte. E nessuno ha il diritto di criticarli.

Alle forze dell’ordine un 6 striminzito. L’assetto di guerra anzitutto lo vorrei vedere ripetuto in circostanze più appropriate, come certi fatti di cronaca registrati poche ore prima o poche ore dopo (quartiere di Milano allegramente in mano ad abusivi e delinquenti immigrati e troupe di Fuori dal Coro aggredita a sprangate a Cuneo da occupante abusivo di case su cui erano andati a fare reportage). Di divise, elmetti, caschi e manganelli in quelle occasioni neanche l’ombra. E neanche l’ombra di una qualche solidarietà per la giornalista di Mario Giordano in prognosi per 20 giorni, forse vale meno come persona e come cittadina del poliziotto ricoverato in ospedale a Roma pochi giorni fa?

Cosa pensare di tutto questo? Oggi non ci sono risposte. Sentimenti sì, e dispiace dirlo ma stanno pendendo dalla parte di chi manifesta, non di chi gli tiene chiuse le piazze. L’unica frase colta di tutta la vicenda di ieri è stata quella pronunciata da un addetto alla tutela dell’ordine pubblico secondo cui «a Montecitorio non è consentito manifestare».

Ci sono frasi storiche che alla fine identificano un regime. Se la polizia non trova altro da difendere in questa situazione che un migliaio di parlamentari, tra poco i panegirici elogiativi in prosa e in versi con tanto di bandiera tricolore e le foto dei poliziotti buoni che si fermano davanti ai bambini serviranno a ben poco. E’ la teoria della massa critica. Fate incazzare altra gente, tanta più gente levandogli il pane dalla tavola e una delle prossime volte in piazza non ci sarà ordine di prefetto che tenga.

Caro commendator Draghi, scenderei dal piedistallo e comincerei a pensare a queste cose. Oltre che a mantenere l’impegno preso ieri a far riaprire gli esercizi, tutti gli esercizi entro il 20 di aprile. 🅱️

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Mr. Bloogger

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