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Addio a Paolo Rossi, un ragazzo come noi

Le Agenzie stanno battendo un’altra notizia, una brutta notizia, l’ennesima. Ormai non sanno fare altro. Questa non ha a che fare con il Covid. Ha a che fare con il tempo che si porta via tutto. La nostra giovinezza, le nostre estati più magiche, un altro ragazzo d’oro di tanto tempo fa. Paolo Rossi era un ragazzo come noi, cantava Antonello Venditti.

Paolo Rossi era l’italiano medio, sovrastato fisicamente e a volte mentalmente da avversari più robusti ed all’apparenza più determinati ed anche cattivi. Ma una volta messo con le spalle al muro, trovava sempre il guizzo vincente arrivando sul pallone della gloria un attimo prima del difensore, chiunque esso fosse.

«Eravamo campioni del mondo. Feci solo mezzo giro di campo coi compagni: ero distrutto. Mi sedetti su un tabellone a guardare la folla entusiasta e mi emozionai. Ma dentro sentivo un fondo di amarezza. Pensavo: “Fermate il tempo, non può essere già finita, non vivrò più certi momenti”. E capii che la felicità, quella vera, dura solo attimi» (Paolo Rossi, 2002, autobiografia).

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Mr. Bloogger

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