Ombre Rosse

Al peggio non c’è mai fine

Non intendiamo rifarcela con Alfondo Bonafede, che ha inserito nel Decreto Ristori il mini-indulto che rimanda o tiene a casa come liberi cittadini a tutti gli effetti i detenuti (già scarcerati magari per il Covid) che hanno da scontare una condanna residua inferiore ai 18 mesi. Troppo facile, Bonafede sta alla giustizia come Di Maio alla geografia.

Alfonso Bonafede

No, è successo di ben peggio in questa annata che ce ne ha riservate di tutti i colori, a cominciare dalla fine delle nostre libertà costituzionali. E’ stato l’anno in cui ci siamo accorti che il funzionamento abnorme, scandaloso, vergognoso, verrebbe da dire infame, del nostro sistema giudiziario è diventato quasi la normalità.

E’ stato l’anno di Luca Palamara, il primo presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (quella che insorgeva ed insorge sempre a difesa del buon nome della categoria e della santità della Costituzione non appena qualcuno azzarda una critica ad un giudice) ad essere espulso dall’Associazione stessa. Il membro del Consiglio Superiore della Magistratura senza della cui voglia non si muoveva foglia, nei tribunali e nelle procure italiani.

Una delle foto più infami della storia repubblicana

Palamara era talmente sicuro dell’impunità che parlava ad alta voce ed in pubblico con i suoi referenti. Il suo paradigma è diventato celebre, e riassume in estrema sintesi tutto il resto delle sue malefatte: Salvini ha ragione, ma bisogna dargli addosso perché vuolsi così colà dove si puote. Ma qualcuno alla fine ha dimandato, o quantomeno si è rotto le scatole anche per gli standards del Porto delle Nebbie, la nostra magistratura. Palamara intanto è a piede libero, così come chi gli ha commissionato le carte false nei confronti di Salvini.

Dopodiché, è stato l’anno in cui ti accorgi che dei magistrati che perseguirono il povero Enzo Tortora non ce n’è uno che abbia pagato, anzi, tutti promossi e complimenti per le splendide carriere. Del resto, fa notare qualcuno, i famosi risarcimenti sanciti dall’ormai referendum vintage sulla responsabilità civile dei magistrati a tanti compagni di sventura di Tortora neanche sono toccati, con la motivazione che avevano indotto con il loro comportamento il giudice a ritenere che fossero colpevoli (sic!).

Nunzia De Girolamo

C’è di peggio. Di ben peggio. Nunzia De Girolamo riottiene il proprio buon nome e la presunzione di innocenza venendo finalmente assolta dal tribunale di Benevento dall’accusa rivoltale dalla locale procura circa malversazioni  (concorso in concussione, abuso d’ufficio e offerta di utilità per ottenere voti elettorali) in ordine alla gestione della locale ASL al tempo in cui si occupava dell’amministrazione comunale. Sette anni, durante i quali la sua promettente (per quanto tormentata) carriera politica si è interrotta bruscamente e probabilmente in modo irreparabile.

Peggio ancora. Nelle stesse ore va assolto, in Cassazione e per la seconda volta, Calogero Mannino, ex coordinatore regionale della Democrazia Cristiana ai tempi in cui la DC ancora esisteva, comandava e provava – a suo dire – a lottare contro la mafia che nel frattempo era quella dei corleonesi e portava l’attacco al cuore dello Stato. Mannino fu accusato da alcuni pentiti di essere colluso con Cosa Nostra, e di aver partecipato alla leggendaria e famigerata trattativa Stato-Mafia dalla parte opposta a quella che gli competeva.

Calogero Mannino

Manco a dirlo, i riscontri trovati nei decenni successivi stanno a zero. In questo caso gli anni trascorsi a rincorrere la giustizia sono ventisette, e le carriere politiche spezzate irreparabilmente (insieme a metà della vita vissuta) sono almeno due. Quelle che Mannino avrebbe potuto probabilmente proseguire nella Seconda e nella Terza Repubblica.

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Mr. Bloogger

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