Auto e Motori

Autovelox, rompicapo continuo

L’autovelox è una della maggiori dannazioni degli automobilisti, complici amministrazioni che vogliono fare cassa in qualsiasi modo anche violando la legge e giocando di arroganza, auto e moto la cui velocità minima è di difficile controllo, limiti di velocità spesso assurdi e tendenziosi, automobilisti indisciplinati, normativa farraginosa e spesso interpretabile.

Risultato: la voglia del ricorso assale chiunque sia stato beccato e le amministrazioni ci marciano: è bassissima la percentuale di chi, informato sulla possibile illiceità della postazione autovelox e le buone possibilità di accoglimento del ricorso, procede impugnando la contravvenzione.

E mentre i prefetti in genere non accolgono i ricorsi (che spesso sono contro i loro strampalati provvedimenti, raddoppiando l’importo da pagare, molti giudici li accolgono e, o finiscono lì o le amministrazioni fanno ricorso in appello (raramente), più che altro per fare clamore mediatico e scoraggiare chi vorrebbe fare ricorso (difendersi in appello costa talmente tanto, che anche se si crede di aver ragione, conviene pagare la multa).

Oggi a questo rompicapo se n’è aggiunto uno nuovo che, in teoria dovrebbe portarci a maggior certezza del diritto. Infatti, in teoria, legislazione vigente, mette dei paletti allo strapotere e alle arroganze delle amministrazioni. In pratica complica la vita a tutti, utenti e pubblica amministrazione. Stiamo parlando delle istruzioni operative del Ministero dell’Interno allegate alla direttiva sui servizi di polizia stradale dello scorso 21 luglio 2017.

In sintesi: le macchinette autovelox che valgono per le due corsie della strada, devono essere segnalate in entrambe le direzioni di marcia; fuorilegge i cartelli che avvisano della presenza di una macchinetta autovelox che poi è vuota, cioè finta, senza i dispositivi per la rilevazione; il tratto di strada sottoposto a controllo della velocità deve essere minimo di 500 metri; i misuratori di velocità devono essere sottoposti a taratura periodica annuale.

Il loro impiego è consentito solo agli organi di polizia stradale; per la privacy si conferma ciò che è già in vigore: la foto della macchinetta non dovrà mai essere inviata al domicilio del trasgressore; e in caso di accesso agli atti i soggetti dovranno essere resi non riconoscibili, sia nella ripresa da dietro che frontale; la distanza massima tra l’autovelox e il segnale di avvertimento resta in quattro chilometri; niente cartelli permanenti che avvisano la presenza dell’autovelox se quella strada non viene utilizzata sistematicamente per i controlli; per i sistemi a puntamento laser, l’automobilista deve poter vedere cartelli e agenti (basta con gli agenti acquattati dietro una macchina o una siepe); la polizia municipale – una conferma – può accertare le violazioni entro i confini comunali e con esclusione delle autostrade.

Si capisce che, oltre a quanto già in vigore, la discrezionalità sarà all’ordine del giorno, soprattutto perchè molte amministrazioni se ne fregano e se ne fregheranno altamente di queste disposizioni e faranno multe a go-go, tanto la percentuale di chi ricorre è molto bassa (anche per i costi e l’impegno di accesso ai servizi del giudice di pace).

Violare i limiti di velocità non è sano né civile, così come non è sano e civile mettere il conduttore in condizione di violare queste norme (limiti assurdi, applicazioni illegali delle norme, etc) e allora non sarebbe più semplice, visto che i limiti di velocità sono cartelli che comunque ci sono, non mettere alcun avviso della presenza di un autovelox?

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Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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