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Boom di export per le imprese di Lucca Pistoia e Prato

Nelle province di Lucca, Pistoia e Prato l’export nel 2° trimestre 2021 ha registrato un aumento del +51,6% rispetto al minimo del 2° trimestre 2020 e un incremento rispetto al periodo pre-crisi (2° trimestre del 2019, +2,4%) secondo i dati Istat relativi al giugno 2021, elaborati dal Centro Studi Confindustria Toscana Nord.

La manifattura si rivolge alle imprese di trasporto, rappresentate all’interno dell’Associazione da Federico Albini che spiega le criticità del settore in un momento che, a condizioni normali, potrebbe essere floridissimo.

«Il commercio mondiale è fortemente condizionato dai costi marittimi da e per la Cina, sestuplicati in un anno: da meno 2.000 a circa 12mila dollari per singolo TEU (container di dimensione standard). La ragioni sono molteplici; la stringente politica anticovid della Cina, che mette in lockdown intere città anche portuali non appena si verifica un solo caso di positività; le procedure adottate per le navi che attraccano nei porti del paese del Dragone, e che ha dilatato la quarantena dai due giorni richiesti negli altri Paesi a otto; gli inevitabili ingorghi marittimi, che portano i prezzi alle stelle con l’assurdo che sono più scarsi i container delle navi, (le quali, per non essere soggette al prezzo dello stazionamento in porto riprendono il mare anche senza caricare container di ritorno). Con l’aumentare del metallo (acciaio Corten) necessario a produrli, rincarano inoltre ovviamente i container da noleggiare».

Difficoltà vista anche per  le imprese di trasporto su gomma. «Fonti Anita, l’associazione nazionale delle imprese di trasporto automobilistico – continua Albini – documentano che anche il prezzo del gasolio per autotrazione è cresciuto pesantemente nel corso del 2021, passando da 1.350 euro per mille litri di gennaio a 1.523 euro rilevate a settembre. Al tema dei rincari, va aggiunto quello delle scarsità e limitata propensione ad utilizzare impianti fissi (ferrovie e oleodotti), che limitano l’intermodalità: studi del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti documentano che nel 2020 solo il 15,25% delle merci ha privilegiato questa forma di trasporto per tratte superiori a 50 chilometri. E’ evidente che un paese in forte ripresa come l’Italia (+6% del PIL in questo 2021) ha bisogno di ben altri canali per movimentare la sua produzione».

Emerge poi, in previsione della messa a regime della disciplina del green pass, un elemento ulteriore. «Sebbene la percentuale di non vaccinati nel nostro settore sia in linea con il dato nazionale, esiste un grave problema  relativo al personale viaggiante, in gran parte di nazionalità estera (spesso proveniente da Paesi in ritardo con la campagna vaccinale o che hanno utilizzato vaccini non validati in Unione europea);  il rischio è quello di una  fuga in massa di autisti che pur di non sottoporsi alla vaccinazione o al tampone per essere in regola con il green pass, hanno già annunciato di voler rientrare nei loro Paesi di origine o addirittura trasferirsi in altri Stati europei, dai quali difficilmente rientreranno una volta conclusa l’emergenza sanitaria. E’ un effetto che dobbiamo considerare fin da subito, vista anche la difficoltà a trovare autisti italiani, preesistente alla crisi pandemica».

Da sempre Confindustria chiede attenzione e modernizzazione per il sistema dei trasporti sottolineando ai Governi la necessità di metterlo al centro della propria agenda di politica industriale. Conclude Albini: «La richiesta è più impellente adesso, quando la ripresa a ritmi elevati degli scambi commerciali ha contribuito a mostrare il sostanziale squilibrio fra domanda (in forte ripresa) e offerta (che ovviamente è meno elastica e fa più fatica ad adattarsi) di trasporto merci; in realtà si tratta anche di problematiche di natura strutturale e preesistenti alla pandemia, oltre a un imprevisto aumento di costi a carico delle imprese esplosi con l’epidemia del Covid. Il tema della modernizzazione del sistema trasporti non è più rinviabile».

Autore

Mr. Bloogger

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