Ombre Rosse

Buon Compleanno, Silvio!

Compie gli anni oggi Silvio Berlusconi, nato il 29 settembre 1936, l’uomo che – comunque lo si giudichi – ha scritto, o contribuito a scrivere, forse, il maggior numero di pagine della storia dell’Italia repubblicana, insieme a Gianni Agnelli. Il Cavaliere e l’Avvocato. La Finivest e la Fiat, il potere economico e poi politico che hanno determinato e indirizzato la qualità della nostra vita e della nostra storia contemporanea.

Peccato non poterci essere quando tra 100 anni gli storici daranno il loro giudizio definitivo su di lui. Chissà cosa avrà prevalso, l’immagine dell’uomo che ha cambiato irreversibilmente la storia d’Italia o quella di colui che ha esaltato in maniera parossistica i vizi peggiori degli italiani?

Silvio Berlusconi – 26 gennaio 1994

Chissà quanto tempo dovrà passare perché Silvio Berlusconi sia fatto oggetto di un giudizio storico obbiettivo. Le passioni del proprio tempo sono sempre troppo intense per permetterlo. E allora chi vuole scrivere su di lui ha di fronte la materia più difficile. Perché da lui e intorno a lui passa buona parte della storia d’Italia, non solo quella degli ultimi anni.

A fine anni settanta, un Berlusconi che aveva ormai raggiunto prestigio e notorietà e fondato la sua creatura più importante, la Fininvest appunto, acquisì due titoli che alimentarono entrambi i filoni della sua leggenda, quella bianca e quella nera: il Cavalierato del Lavoro (per cui da allora è il Cavaliere) e la tessera della Loggia di Propaganda 2. Da lì in poi, il mito dell’imprenditore di successo che rappresentava il sogno italiano al suo meglio e quello dell’intrallazzatore che realizzava per conto proprio o di altri il piano di rinascita democratica elaborato dalla P2 procedettero di pari passo.

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi

Un punto in particolare di quel piano, qualunque fosse il suo rapporto con chi l’aveva ideato, l’imprenditore Berlusconi dimostrò di apprezzare e di voler realizzare: «il vero potere risiede nelle mani di chi ha in mano i mass media». Certo, non ci voleva Licio Gelli per una intuizione del genere, bastava aver visto Quarto Potere di Orson Welles. Da che esistono l’industria e la stampa, gli industriali hanno sempre cercato di possedere quotidiani prima e televisioni poi.

Fatto sta che non appena nel 1976 la Corte Costituzionale liberalizzò le frequenze televisive sottraendole al monopolio di stato, Berlusconi fu uno dei primi ad intuire la potenza dell’arma di cui all’improvviso era possibile per chiunque dotarsi. Con l’acquisto di Canale 5 Silvio Berlusconi fece l’ultimo e decisivo passo verso la storia che tutti conosciamo.

Profondamente anticomunista, grande comunicatore esperto di marketing (non per nulla la sua tesi di laurea riguardava la pubblicità a pagamento sui media), grande istrione capace di tenere avvinta con le sue parole apparentemente spontanee ma in realtà attentamente calibrate una platea variegata, il tycoon Berlusconi usò i suoi mezzi di informazione, le reti Mediaset, il Giornale di Montanelli e le case editrici che stava acquisendo, per la propaganda dapprima in favore dell’amico Bettino Craxi, segretario del PSI anticomunista quanto e più di lui, e poi in favore di se stesso.

Silvio Berlusconi mima il gesto delle manette

Quando venne il momento di scendere in campo, nel 1994 dopo Mani Pulitee la fine della cosiddetta Prima Repubblica, nessuno poteva più meravigliarsi delle sue capacità di rivolgersi al più eterogeneo elettorato che la storia d’Italia ricordi e di convincerlo (nel più breve tempo che la stessa storia registri) ad affidarsi a lui.

Nessuno poteva meravigliarsi, se non i suoi avversari politici che credevano di aver fatto o ottenuto tutto ciò che serviva a vincere, con l’abbandono della Falce e Martello, il crollo del Muro di Berlino e la fine dei partiti di governo sotto la spinta del Pool di magistrati di Milano. E invece scoprirono che c’era una parte del paese per nulla convinta della gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, e che a quella parte Silvio Berlusconi aveva saputo parlare. Loro invece no.

Sui periodo in cui Berlusconi ha governato o ha fatto opposizione (i vari alter ego che la sinistra gli ha opposto a partire dalla fine anni novanta), si esprimerà la storia, come è doveroso che sia. Quello che si può dire senza mancare di obbiettività allo stato attuale, è che il politico Berlusconi si è dimostrato – a prescindere da qualsiasi considerazione sulle sue motivazioni e le sue finalità – di un’altra categoria rispetto ai suoi competitors.

ilvio Berlusconi

Anche adesso che per età e per vicissitudini personali e politiche sembra ai margini del gioco, l’onda lunga delle conferme di quanto sopra continua a lambire la nostra vita pubblica. In un panorama politico che in certi momenti è sembrato ritornare quello dei tempi della televisione in bianco e nero, con una serie di governi tecnici o comunque non votati ma piuttosto subìti dalla gente il cui operato insieme all’esplodere di scandali da far impallidire il ricordo di Mani Pulite hanno di fatto favorito un pericolosissimo distacco di quella stessa gente dalla politica, il periodico riapparire dell’ex premier Silvio Berlusconi ha continuato a bucare lo schermo come ai vecchi tempi.

Era indubbio che il Grande Comunicatore avesse avuto una marcia in più, e fosse riuscito a toccare corde nell’elettorato di cui gli altri ignoravano e ignorano l’esistenza. Così anche il Partito Democratico sembrava alla fine aver trovato il competitor adatto a confrontarsi non tanto con un Berlusconi avanti negli anni e nel frattempo alle prese anche con la propria salute ed i propri guai giudiziari, quanto con il berlusconismo come sistema, perché – al pari del Cavaliere – apparentemente capace di parlare agli elettori nel modo in cui essi vogliono, a torto o a ragione, che ci si rivolga loro.

Comunque vada, il Cavaliere che stappa oggi un’altra bottiglia di champagne per brindare a se stesso è tutt’altro che un uomo finito, superato. Almeno fino alla prossima, è meglio evitare di correre il rischio di darlo per morto (metaforicamente parlando). La storia d’Italia degli ultimi decenni è piena di gente che ha commesso quell’errore.

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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