Ombre Rosse

Capitan Rackete

La Sea Watch, la nave pirata che da stanotte sfida apertamente la legge italiana ed internazionale standosene beffardamente alla fonda davanti a Lampedusa, non è un brigantino della Tortuga datosi alla guerra di corsa contro gli odiati conquistadores spagnoli, ma una nave battente bandiera ONG (ed in secondo luogo anche olandese) che si presenta per l’ennesima volta alle porte di casa nostra a provocare il nostro ordinamento giuridico ed il nostro buon senso, prima ancora delle nostre istituzioni.

La capitana Rackete dice di essere cosciente di ciò che aspetta lei, l’equipaggio, l’armatore, una volta che si è messa fuorilegge al cospetto di ogni legge del mare. La sensazione è che quello che lei e chi per lei (o con lei) si aspettano realmente è un nuovo braccio di ferro mediatico e giuridico con il governo italiano. In ballo, più che la vita di 40 migranti clandestinamente arrivati alle coste italiane e che non corrono alcun pericolo, ci sono i rapporti politici e di forza che condizioneranno l’Italia e l’Europa del futuro.

Carola Rackete, capitana di breve (speriamo) corso e pasionaria del soccorso marittimo strafottente ed extragiudiziale. Con quella particolare fattispecie di fanatismo di cui sono capaci i suoi connazionali tedeschi qualunque sia la causa a cui si votino, lei ripete come un mantra: «sono nata, bianca, tedesca e ricca, aiutare gli africani è un dovere morale».

E ignorando sia la risposta del Viminale («e proprio qui devi venire a farlo?») che gli altolà intimati dalla guardia costiera, Carola forza il blocco e va avanti incontro al suo destino. Che purtroppo, temiamo, non sarà quello di chi viola gravemente la legge (provate voi comuni mortali a forzare un qualsiasi posto di blocco delle Forze dell’Ordine), ma piuttosto quello di chi ha già un posto nei talk show ed un contratto con qualche casa editrice pronti ad attenderla.

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Mr. Bloogger

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