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Capodanno a Firenze

Un gran guazzabuglio medioevale, questo – per usare le parole del disneyano Mago Merlino – era il nostro calendario fino a ben dopo che il Medioevo poteva dirsi concluso. I secoli bui avevano ereditato (e pressoché dimenticato) la conoscenza del mondo antico, che era andato molto vicino a comprendere con esattezza il moto degli astri e la sua influenza sulla scansione del nostro tempo ed il regolare succedersi dei fenomeni naturali. Umanesimo a parte, tuttavia, ogni confessione religiosa e tradizione culturale si era tenuta le sue festività, le sue stagioni ed i suoi mesi, dimodoché stabilire con approssimazione che giorno fosse anche per due interlocutori della stessa località diventava materia di fede più che di scienza.

La fede, a proposito, ci aveva messo del suo, appropriandosi astutamente del lunario pagano per sostituirvi quello cristiano. L’anno finiva per tutti attorno alla metà dell’autunno, all’altezza della vecchia festa di Shamain che oggi si chiama Halloween, ma ricominciava nelle date più disparate e rigorosamente diverse, tra cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, buddhisti, induisti e chi più ne ha più ne metta.

La Chiesa Cattolica in particolare aveva fatto un’operazione di sartoria, cucendo addosso alle vecchie ricorrenze celtiche e greco-romane le proprie commemorazioni e scadenze. La data fondamentale era ovviamente la nascita di Cristo, opportunamente collocata a ridosso del solstizio d’inverno, quando anche la natura stessa suggeriva che il miracolo della vita si stesse rinnovando su una terra in cui la vita sembrava spenta, sepolta sotto coltri di neve e lastre di gelo.

Ora, per quanto fosse credenza comune che la Madonna avesse partorito il Bambino pur rimanendo vergine, una gestazione era pur sempre una gestazione, e non si poteva chiedere troppi voli pindarici alle menti semplici dei fedeli dell’epoca. Se il parto aveva luogo il 25 dicembre, il concepimento per legge di natura doveva aver avuto luogo nove mesi prima. Ecco dunque che il concepimento del Figlio di Dio non poteva che risalire al 25 marzo, data in cui secondo le Scritture l’Arcangelo Gabriele era sceso a dare la lieta novella a Maria di Nazareth.

Per la Chiesa Cattolica delle origini dunque l’Annunciazione finì per coincidere con il Capodanno, l’inizio di un ciclo che finiva a Natale, e pazienza se ogni anno riallinearsi al moto del sole e degli astri era faccenda che avrebbe fatto cadere i capelli anche agli maestri astronomi egizi dell’antichità.

Nel 1582, papa Gregorio XIII decise finalmente di mandare in soffitta il glorioso calendario di Giulio Cesare, sostituendogli quello che avrebbe da allora portato il suo nome. Celebre per il salto dei dieci giorni ad ottobre (quell’anno dal 4 di quel mese si passò direttamente al 15 per recuperare i giorni di sfasatura che gli scienziati del tempo avevano calcolato vi fossero stati fino ad allora nel lunario rispetto all’astronomia), il calendario gregoriano tuttavia aveva novità più importanti. Per esempio, il Capodanno del mondo cristiano veniva inderogabilmente stabilito nel giorno 1° gennaio, e di conseguenza il termine nel 31 dicembre, San Silvestro.

Facile a dirsi, meno a farsi rispettare, malgrado l’infallibilità indiscussa del Vicario di Cristo. Ogni contrada era gelosa delle vecchie usanze ereditate surrettiziamente dal paganesimo. Paradossalmente la più restia ad abbandonarle si dimostrò proprio colei tra le città che era stata fino a quel momento il faro della civiltà occidentale, l’apripista e la portabandiera del suo progresso.

Firenze si rifiutò ostinatamente di abbandonare il proprio Capodanno anche dopo che il suo nuovo Granduca, quel Francesco di Lorena che aveva ereditato la corona dagli ultimi Medici e che avendo sposato Maria Teresa Asburgo d’Austria si apprestava a diventare il principe consorte dell’Impero più grande dell’epoca, aveva stabilito tassativamente che il giorno 25 marzo diventasse un giorno come tutti gli altri, nel capoluogo toscano come altrove e che ci si adeguasse – a Firenze come nel resto dell’Impero – a quanto disposto nel 1582 da papa Gregorio con la bolla Intra gravissimas.

La festa del Capodanno fiorentino continuò tuttavia ad essere celebrata nelle chiese e nelle comunità citatdine, tanto che alla fine la Chiesa da un lato e l’Impero dall’altro dovettero far buon viso a cattivo gioco e far finta di non vedere nulla, quando la processione usciva dalla chiesa della S.S. Annunziata (scelta non a caso, essendo stata fondata nel XIII secolo dai Servi di Maria, alla quale la ricorrenza era in sostanza intitolata) e si univa alle feste e celebrazioni della città.

Cosa che continua ad accadere ancora oggi, perché la chiesa dell’Annunziata continua a celebrare la messa in suffragio di Maria Madre di Dio ed i fiorentini custodiscono gelosamente il loro Capodanno unico al mondo. Dal 2000 anche il Comune di Firenze ha fatto proprio quel buon viso, aggiungendo la ricorrenza civile a quella religiosa e promuovendo manifestazioni, mostre e concerti in tutta la città. 🅱️

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Mr. Bloogger

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