Ombre Rosse

Coronavirus, dalla Cina con furore

Hanno combinato un bel casino, e come sempre rimedieranno vendendoci sottocosto acqua profumata in bottiglia spacciata per vaccino. Venduta al nero da qualche piazzista dei loro, come quelli che girano per le spiagge appioppando agli intontiti, insonnoliti, arrostiti bagnanti qualche fregnaccia che già la sera a casa non funziona più. E magari ti fa venire anche le bolle.

Parliamo dei cinesi. S’era capito? Quel miliardo e mezzo di persone fuori controllo che sta rendendo la vita su questo pianeta più complicata di quanto le nostre aspettative da ventunesimo secolo ci facevano auspicare.

Con la Cina abbiamo da sempre un rapporto mediato e distorto dagli affari, che a noi piace combinare con loro almeno quanto piace a loro, salvo pentirsene regolarmente (noi) o prima o dopo. Fino a Marco Polo, non sapevamo nemmeno che i cinesi esistessero, anche se ci vestivamo di seta fin dal tempo degli antichi romani.

Il primo vero scambio culturale che ci toccò da parte loro furono gli Unni. Il loro impero era in decadenza come il nostro. Ma essendo più furbi lo recintarono di una Grande Muraglia che costrinse Attila a buttarsi verso occidente, mentre i nostri imperatori si agghindavano di seta.

Duemila anni dopo o quasi, non è che le cose siano tanto cambiate. Compriamo tutto dalla Cina, o almeno tutto made in China. E al diavolo le normative comunitarie, quelle fiscali e quelle di buon senso. Vendiamo tutto alla Cina, a cominciare dalle nostre imprese più produttive per finire alle singole botteghe. Quel rocchio di banconote tenute insieme dall’elastico con cui i compratori dagli occhi a mandorla ci si presentano davanti a quanto pare sono irresistibili. Poi un bel giorno si scopre che anche il sindaco o l’assessore sono cinesi, come è successo o succederà a Prato, la porta dell’Oriente.

Spalanchiamo vie della Seta convinti che stiamo facendo un affarone a Cinque Stelle, ma sarà davvero così? Intanto, mentre trattiamo alla faccia del resto dell’Unione Europea (per una volta, visto che di solito è l’Unione Europea quella che tratta alla faccia nostra, su tutto), ci arriva questo affarino minuscolo come quello del duello tra Mago Merlino e Maga Magò, e ci mette kappa-o.

E qui parte l’ennesima cineseria. Sembra al principio che il paziente zero sia il solito italiano andato in Cina a fare chissà cosa. Sembra poi che in realtà in Cina ci siano andati i cinesi, che tornando ci hanno riportato questo regalino.

Sembra che in realtà i cinesi sapessero da mesi che cosa avevano combinato, tanto che ben tre delle loro città erano in quarantena (con i loro sistemi, circondate dall’esercito e guai a chi mette il naso fuori). Sembra che il primo animaletto riconducibile al Covid sia andato in giro nell’agosto 2019, il che fa sei mesi di scorribanda incontrollata.

Sembra, anzi, è certo, che il laboratorio famigerato di Wuhan dove hanno incrociato il pipistrello con dio solo sa cosa sia finanziato da alcune multinazionali del farmaco, oltre che dall’Unione Europea.

Sembra uno di quei casini all’italiana, anzi in questo caso all’europea, in cui non ci si capisce regolarmente più nulla, e intanto la nostra economia, complice la nostra politica, va a puttane. E mentre ci rendiamo conto di questo, abbiamo pure accanto la faccia del cinese con la sua espressione tipicamente imperturbabile, quando con quel risolino a presa per i fondelli, che ti dice che stale un po’ a vedele, ma paziente zelo essele italiano pelché colpa di Italia.

Come quando arrivarono con gli aiuti miracolosi a Bergamo a marzo. E ti credo, sapevano benissimo cosa serviva per combattere la terza o quarta variante della Sars che ci arriva da casa loro (come buona parte delle infezioni virali, del resto), questa volta sommata a porcherie che insomma, pipistrello o no, in natura non è che si trovino tanto facilmente.

Adesso ci daranno il vaccino a bassissimo costo, concorrenziale con quelli europei (sono o non sono cinesi?), e magari sarà altrettanto inutile se non dannoso. Di sicuro, altrettanto scarsamente testato.

E Xi, che il nostro Di Maio chiama Ping, se la ride, perché è riuscito a fare ciò che il Grande Timoniere Mao aveva solo potuto sognare: mettere in ginocchio l’Occidente.

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Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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