Ombre Rosse

Disinformazia, l’altra faccia della società dell’informazione

Sfogliando libri sociologici, e non solo, capita spesso di trovare l’espressione società dell’informazione, che in genere sta ad indicare la centralità dell’informazione quale principale motore della società contemporanea, anche in termini di risorse economiche generate, subentrando in questo ruolo all’industria.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che nella nostra era, complice lo sviluppo del digitale e della rete, le informazioni vengano prodotte e diffuse in tempi brevissimi. Inoltre, gli utenti sono diventati dei prosumer, quindi creano e consumano contenuti al tempo stesso.

Il problema è che non sempre il flusso informativo che circola in rete, ma anche nei mezzi di comunicazione mainstream, come i giornali e la televisione, è veritiero e neutro. A proposito di ciò, si parla di disinformazione ed il rischio è che i soggetti destinatari di informazioni  manipolate possano essere confusi o indotti a modificare le loro opinioni verso un argomento, una situazione o una persona.

Il CEPA (Centro per le Analisi Politiche Europee) ha fornito una lista delle moderne tecniche di disinformazione che, a suo parere, verrebbero utilizzate dai servizi segreti russi. A prescindere dall’opinione del CEPA, ciò fa riflettere sul fatto che qualsiasi governo o mezzo di comunicazione potrebbe utilizzare tali tecniche.

Nel caso italiano, talvolta, parrebbe che esse siano utilizzate da diversi giornali e televisioni per affermare la validità di idee favorevoli all’attivazione di politiche economiche neoliberiste ed all’Unione Europea che le impone ai paesi che ne fanno parte.

Tra le tecniche di disinformazione, a cui occorre fare attenzione, vediamo l’uso coordinato di siti web per immettere e rilanciare una falsa notizia nei circuiti informativi tradizionali, l’utilizzo di titoli fuorvianti, un individuo che denigra un altro individuo per azioni che anche lui ha commesso, l’utilizzo di fatti o affermazioni non supportati da prove e il ritrarre le opinioni di un singolo giornalista o esperto come la posizione di un governo o un punto di vista ufficiale.

E ancora, l’utilizzo di affermazioni o fatti solo in parte veritieri perché l’informazione, pur essendo corretta, viene offerta in modo selettivo e molti punti vengono omessi. Non solo, talvolta vengono utilizzate foto ed informazioni totalmente falsi con lo scopo di conferire una maggiore credibilità ad una notizia non vera.

Altre tecniche utilizzate sono quelle volte a creare l’impressione che la maggioranza preferisca o capisca un problema in un certo modo o quelle usate per negare, indebolire dei fatti accaduti realmente o, al contrario, drammatizzarli per creare inutili allarmi. Non bastava il sovraccarico informativo per confondere gli individui, nello scenario odierno il presentimento di essere davanti a qualche «bufala» è costante.

Autore

Mr. Bloogger

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