Almanacco

Dolly

Dolly nacque il 5 luglio 1996, ma la sua nascita fu registrata soltanto il 22 febbraio 1997. Quel giorno, il mondo intero apprese che per la prima volta dai tempi di Adamo ed Eva un essere vivente non era nato da un feto materno, o da uno degli altri modi escogitati da Madre Natura per la riproduzione delle specie.

La pecora Dolly aveva una mamma, che non l’aveva portata in grembo. Le aveva semplicemente donato una cellula, che un laboratorio specializzato sito a Rosslyn, in Scozia, a poca distanza da quella cappella dei Sinclair che da secoli alimenta le più suggestive leggende a proposito di nascite e discendenze (cfr. Dan Brown, Il codice Da Vinci), aveva sviluppato attraverso il metodo della clonazione. Fino a farne una creatura vivente completa sotto tutti i punti di vista.

Il mondo si intenerì, apprendendo della sua esistenza, della sua vicenda e della sua probabile sorte. Si intenerì per quel nome, Dolly, assegnatole in omaggio alla prosperosa cantante country Dolly Parton, poiché la cellula presa alla mamma ed utilizzata per la successiva clonazione era giustappunto una cellula mammaria.

Si intenerì e nello stesso tempo si impaurì. La tenera pecorella Dolly sembrava parente dell’Agnello di Dio, e apriva all’umanità scenari, orizzonti e possibilità sconfinate e fino a quel momento impensabili. Ma Dio sembrava entrarci poco, il Creatore stavolta era l’Uomo, la Creatura. E il testo fondamentale che la vicenda richiamava alla mente di tutti non era la Genesi della Bibbia, ma il capolavoro di Mary Shelley, Frankenstein.

I complimenti si alternarono in parti eguali alle polemiche. La Scienza tornò a fronteggiare la Religione. La Fantascienza trovò nuovo materiale per le sue sceneggiature. Ma al centro della scena rimaneva lei, Dolly, a rendere tutto inevitabilmente più accattivante, in qualche modo accettabile. E mentre i ricercatori di Rosslyn spiegavano il metodo seguito per metterla al mondo, altri si buttavano a studiare i rischi connessi al procedimento, trovandone presto i punti deboli.

A prescindere dalle implicazioni etiche (a confronto delle quali l’allora ventennale dibattito su Superbabe e la fecondazione in vitro sembrava una cosa da ragazzi), una creatura come Dolly sembrava poter essere destinata ad una vita grama, suscettibile di un invecchiamento precoce. La madre donatrice aveva l’età di 6 anni quando le fu prelevato il materiale genetico, e quindi – si sosteneva – Dolly era nata già di 6 anni.

Effettivamente, i primi segni di un invecchiamento precoce della pecora miracolosa furono notati nel 2002, quando di anni avrebbe dovuto averne soltanto 5. Dolly sviluppò una forma potenzialmente debilitante di artrite, insolita alla sua giovane età. Ciò sembrava andare a sostegno dell’ipotesi della senescenza prematura, anche se non vi era certezza.

Sta di fatto che il 14 febbraio 2003 (quasi cinque mesi prima del suo settimo compleanno) si dovette procedere alla soppressione della pecorella che aveva commosso ed inquietato il mondo, avendo essa contratto una infezione polmonare dalla quale non sembrava in grado di guarire. Una patologia frequente nelle pecore più anziane.

Il destino di Dolly è stato seguito in occidente ad oggi da altre 277 creature, nessuna delle quali per la verità é più sopravvissuta al procedimento. Le tecniche usate a tutt’oggi sembrano non avere prodotto miglioramenti. Lo stesso team di Rosslyn tempo fa ritenne che allo stato attuale dell’arte la tecnica di trasferimento dei nuclei non sarà mai abbastanza efficiente da poter essere utilizzata con gli esseri umani.

Diverso il discorso per le specie animali, soprattutto quelle in via di estinzione, che sembrano negli ultimi anni poter beneficiare (almeno in ipotesi) della clonazione. Da Pet Sematary di Stephen King a Jurassic Park di Steven Spielberg la fantasia ha corso molto, ma la scienza sembra stavolta potercela fare a rincorrerla. Nel frattempo, la pecora Dolly riposa per l’eternità imbalsamata presso il National Museum of Scotland di Edinburgo.

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Autore

Mr. Bloogger

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