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Domenica 28 marzo torna l’ora legale

Gli orologi digitali si aggiorneranno da soli (ma comunque è meglio controllare), mentre per quelli analogici le lancette vanno spostate avanti di un’ora.

C’é chi vorrebbe estenderla a tutto l’anno, e chi toglierla del tutto. La questione è più annosa di quanto si creda. Il primo teorico dell’ora legale estiva, ovverosia dell’orario di risparmio della luce diurna (daylight saving time) secondo la nuova terminologia burocratico-scientifica in voga nell’Unione Europea, fu il Leonardo Da Vinci americano. Benjamin Franklin era una specie di scienziato–filosofo–erudito–letterato che non pago di aver domato quella forza della natura chiamata l’elettricità inventando l’aquilone parafulmine e consegnando all’umanità il mezzo principale per uscire finalmente dall’età delle tenebre, si ingegnava di trovare risposte scientifiche a tutta una serie di altre questioni con le quali la rivoluzione industriale del suo tempo si confrontava quotidianamente.

Uno dei temi era: come fare a sfruttare al massimo la luce del giorno per le attività produttive costringendo la gente ad alzarsi prima dal letto (una cosa che paradossalmente i contadini avevano automatizzato dentro di se dall’alba dei tempi e che invece le nuove maestranze operaie delle città industrializzate a quanto pareva stentavano a metabolizzare) e a recarsi prima al lavoro, consentendo anche il risparmio sulle candele e gli altri mezzi di illuminazione artificiale?

Franklin propose pubblicamente, tramite il Journal de Paris, quello che dovette sembrare l’uovo di Colombo, dopo tante soluzioni strampalate: spostare la lancetta dell’orologio un’ora in avanti nella stagione estiva, quella in cui le ore di sole aumentavano e si poteva risparmiare/produrre di più. La proposta, com’era inevitabile, incontrò entusiasmi e resistenze in pari misura (le incontra tutt’ora) e finì che non se ne fece di nulla fino all’inizio del ventesimo secolo.

Fu la Prima Guerra Mondiale a forzare anche in questo campo un progresso dettato dall’emergenza più che dai naturali sviluppi della ricerca scientifica. Mentre ancora si dibatteva nelle varie società filosofiche del mondo anglosassone se fosse preferibile sfasare l’orologio solare e quello legale di due ore piuttosto che di una o di nessuna, fu il War Office britannico a tagliare corto alle speculazioni intellettuali proponendo alla Camera dei Comuni l’innovazione che proveniva dalle ex colonie del Nordamerica, con l’adozione del British Summer Time Act che imponeva a tutte le lancette dell’Impero lo spostamento in avanti di un’ora come contributo allo sforzo bellico.

L’Inghilterra avrebbe mantenuto anche in tempo di pace quella novità, portandosela fino ai giorni nostri. Sul meridiano di Greenwich a partire dal quale si calcola la posizione di ogni cosa in ogni parte della crosta terrestre, l’ora non è più quella corrispondente a quel fuso orario ma quella stabilita e mantenuta in vigore dal governo di Sua Maestà.

Oltre ai paesi del Commonwealth (o come si chiamavano allora, Dominions) furono anche altri i paesi che seguirono l’esempio britannico, e tra questi l’Italia. Sempre nel 1916 un regio decreto allineò il nostro paese all’alleato dell’Intesa. Ma a differenza di questo, l’ora legale da noi non sopravvisse al primo dopoguerra. Nel 1920 fu revocata, e successivamente il Fascismo al potere non vide di buon occhio questa trovata inglese, rimanendo ancorato al mito dell’ora solare.

Gli Stati Uniti introdussero l’ora legale il 19 marzo 1918, nel pieno della Grande Guerra da cui alla fine si erano fatti coinvolgere. Fu l’esercito di occupazione americano a riportarla anche in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Per due anni, dal 1943 al 1945, la divisione del nostro paese tra il nord sotto il controllo dei nazifascisti ed il sud occupato dagli angloamericani ebbe un corrispettivo anche nel calcolo del tempo. A Salò, almeno d’estate, gli orologi erano un’ora indietro di quanto non fossero a Brindisi. Anche la Jugoslavia era ancorata all’ora solare, e durante l’occupazione titina Trieste e la Venezia Giulia ebbero gli orologi bloccati sull’ora di Belgrado.

L’Italia repubblicana avrebbe reintrodotto definitivamente l’ora legale nel 1966, durante la prima crisi energetica del dopoguerra. Da allora fautori e avversatori di essa si sono equamente divisi la scena e gli argomenti, tirando da una parte o dall’altra la coperta solare corta come Madre Natura l’ha fatta. Negli ultimi tempi i partigiani dell’ora spostata artificialmente rispetto al fuso orario sembrano aver preso tuttavia piede.

Dal 1996, la questione degli orologi avanti o indietro è diventata una questione continentale. L’Unione Europea infatti ha adottato un calendario unico che la introduce l’ultima domenica di marzo e la toglie l’ultima domenica di ottobre in tutto il territorio ricadente nei tre fusi orari europei, il cosiddetto western european time. Il momento dello switch, lo spostamento delle lancette avanti o indietro, è generalmente stabilito attorno alle due di notte, nel presupposto che i mezzi di trasporto pubblici a quell’ora abbiano la circolazione ridotta al minimo e quindi al minimo possano soffrire di sfasature e disfunzioni.

Attualmente l’Unione Europea ha addirittura allo studio il provvedimento per il mantenimento dell’ora legale tutto l’anno, con sostanziale abolizione di quella solare. E’ un provvedimento che riporta la questione ai tempi di Franklin, con un dibattito sul piano filosofico piuttosto che economico – scientifico che adesso coinvolge non più ristretti circoli intellettuali ma l’intera opinione pubblica continentale. E come è facile prevedere, con 28 pareri diversi quanti sono i paesi membri ed i rispettivi vantaggi/svantaggi a seconda della latitudine di collocazione.

Intanto, sul confine orientale della UE, la Russia dopo aver sperimentato per tre anni l’ora legale permanente l’ha poi revocata, rendendo permanente tutto l’anno l’ora solare. Probabilmente, data l’enorme estensione del paese dal territorio europeo fino a quello asiatico sulle rive del Pacifico, è stato deciso che era meglio lasciar fare a chi ha sempre fatto, fin dall’alba della civiltà umana: al sole. Così come avviene nella fascia dei paesi equatoriali, che di sole ne hanno più che a sufficienza. O come avviene nei paesi di religione musulmana, nei quali l’ora legale avrebbe come effetto di allungare il periodo di digiuno dei fedeli durante il Ramadan. 🅱️

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Mr. Bloogger

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