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Ed è subito una Grand’Italia

Incrociamo le dita, ma forse abbiamo ritrovato una Nazionale di calcio all’altezza delle nostre tradizioni. Euro2020 Che Si Gioca Nel 2021 comincia con il piede giusto per i ragazzi di Roberto Mancini, il CT chiamato tre anni fa a salvare la patria e che – sempre a dita incrociate – potrebbe avere da tecnico la fortuna in azzurro che gli mancò da giocatore.

il logo di Euro2021

Dove eravamo rimasti? Alla Tour Eiffel colorata di bianco, rosso e verde dopo la vittoria sulla Spagna a Parigi e prima della mancata ennesima batosta inferta ai tedeschi, mancata solo per la superbia di Graziano Pellé punita dagli dèi e dal sangue freddo di Neuer. O forse è più giusto dire, a quella distesa di azzurri sconfitti sul prato di San Siro dove saltavano festanti solo maglie gialle, la sera in cui svanì il sogno di partecipare al Mondiale di Russia, e più che la nostra bestia nera Svezia ci rendemmo conto che dovevamo maledire noi stessi ed avviare una rifondazione epocale, in stile Fulvio Bernardini 1974 o addirittura Ferruccio Valcareggi 1966, per capirsi.

Il nostro calcio sembrava ormai derelitto al cospetto di quello nordico che ormai attira investimenti e fuoriclasse come a noi non riesce più. Un calcio di periferia, da oratorio, palle lunghe e pedalare, terra di conquista da parte di pedatori stranieri non molto migliori dei nostri, ma dotati di maggior garra e soprattutto di procuratori migliori.

To be number one…

Da qui è ripartito Mancini, e con pazienza ha rimesso insieme una compagine che gioca al calcio in modo splendido, facendo venire in mente il precedente – e anche qui incrociamo le dita – della Nazionale di Azeglio Vicini a Italia 90. Un ricordo vivido per il capo delegazione Gianluca Vialli che siede accanto in panchina al vecchio compare di Sampdoria e che dispensa sorrisi assieme al team manager Lele Oriali, altro filibustiere di un’altra Nazionale, quella dell’82, che giocava talmente bene da diventare campione del mondo.

Gli azzurri vanno visti all’opera in test più probanti, è quello che va detto sempre in queste circostanze. Ma l’essere usciti brillantemente da questo esordio apparecchiato loro insidiosamente dall’Uefa già costituisce una referenza iniziale non da poco. La Turchia veniva da una striscia di risultati di tutto rispetto, avendo subìto nelle qualificazioni soltanto tre gol. Ieri sera era schierata per subirne zero, in dieci dietro la linea del pallone, con l’assedio azzurro alle mura di Costantinopoli che si infrangeva sulla maggior stazza dei difensori della mezzaluna, dotati in teoria di individualità in grado di rispondere con micidiali contropiedi.

La gioia di Ciro, in Eurovisione

C’era di che complicarsi la vita, e partire non con il piede giusto, ma con quello nostro consueto: quello delle polemiche. Il nuovo torneo dalla formula itinerante che ha lasciato agli azzurri l’onore e l’onere di riaprire la stagione del calcio e della vita dopo l’anno di Covid che ha trasformato Euro2020 in 2021 rischiava di relegarli di nuovo a fenomeni da baraccone da fiera di altri tempi (quelli di Giampiero Ventura, per intendersi), ed i loro tifosi a frustrati osservatori del ben di Dio altrui, come ormai succede nelle coppe europee di club.

Non è così. L’Italia post Russia e post Covid gioca bene, i suoi ragazzi individualmente danno del tu al pallone come lo dava il loro allenatore, che ha fatto di loro una squadra. Una micidiale squadra, capace di attendere i giannizzeri turchi per tutto il primo tempo, assecondando il loro asserragliamento (staremmo per dire assembramento, se non fosse ormai termine da riservare ad aspetti ben più seri; a proposito, lo Stadio Olimpico a capienza ridotta del 25% fa quasi tenerezza, ma è un inno alla gioia per l’Europa del Pallone, e per l’Italia che sogna un quanto mai opportuno ritorno totale alla normalità).

Il terzo splendido gol di Insigne

Il primo tempo si potrebbe concludere con l’Italia in vantaggio se l’arbitro olandese Danny Makkelie ed i suoi collaboratori al Var stessero più attenti a cosa succede in campo. Il fallo di mano di Celik è netto in occasione del break di Spinazzola che ricorda quello di Grosso contro l’Australia nel 2006. Allora su dischetto andò Totti, stavolta non ci va nessuno, e gli azzurri sono costretti a rimandare alla ripresa i loro sogni di giustificata gloria. Ai punti hanno già vinto largamente contro il catenaccione turco.

L’assedio di Costantinopoli finisce all’8° della ripresa, allorché sull’ennesima percussione di Berardi sulla destra (la breccia nelle mura ottomane) Merih Demiral si avventa goffamente sul traversone e butta alle spalle del proprio portiere Cahir. Da quel momento gli italiani non giocano sul velluto, perché i turchi menano ogni volta che possono confidando anche sulla compiacenza del pessimo  Makkelie. Ma di sicuro giocano in discesa, presentandosi spesso nell’area degli avversari alla ricerca della deviazione sottoporta dei nostri attaccanti. Ce la fa Immobile al 66° ribadendo in rete una rovesciata di Spinazzola.

Chiude al 79° Lorenzo Insigne con un giro ad effetto dei suoi, imbeccato dal vecchio compagno di un indimenticato Pescara, ancora Ciro Immobile, che poi esce insieme all’amico per prendersi la standing ovation al 25% dell’Olimpico.

Danny Makkelie, una visita dall’oculista?

Finisce così, con i cambi dilatati dal Covid che Mancini sfrutta appieno, dando qualche minuto di gloria a quasi tutta la panchina. Il prodotto non cambia, l’Italia gioca bene. Le sue individualità cresciute facendosi spazio a gomitate nelle rispettive squadre di club inflazionate di stranieri brillano stasera di luce propria. Spinazzola, Barella, Locatelli, i veterani Berardi, Insigne, Immobile, Florenzi, i vecchi Bonucci e Chiellini, e che dire di Jorginho? Per chi ha assistito prima della partita al trionfo della Virtus Bologna nel campionato di basket avrà un senso il paragone con il playmaker Milos Teodosic: mai un pallone buttato via, quasi tutti messi a canestro o nelle mani di compagni meglio piazzati a seguito di giocate da stropicciarsi gli occhi.

La sintesi della serata è anche Donnarumma senza voto, sta a significare che la retroguardia azzurra non ha mai corso pericoli.

Costantinopoli è ancora nostra, ed il sogno di ristabilire un giorno un nostro impero calcistico non è più così lontano come prima. Roberto Mancini potrebbe essere uno di quei predestinati che trasformano in oro tutto quello che toccano. Ed il suo amico Gianluca Vialli potrebbe insieme a lui finalmente presentarsi ad un appuntamento con la vittoria che gli manca da trent’anni. E’ stata lunga rimettere il capo fuori dall’acqua, lunga e dura. Godiamoci per qualche giorno questi ragazzi. Il sogno azzurro è ricominciato.

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Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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