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Euro 2020, italian lives matter

Segnali di rinascita, e a questo punto di qualcosa di più. La Nazionale di Roberto Mancini conclude il girone eliminatorio del Wandering European Championship 2021 (il primo Europeo errante della nostra storia calcistica) mettendo già in bacheca un primo indiscutibile trofeo: quello della simpatia da parte del pubblico azzurro che da tempo aspettava una rappresentativa di cui inorgoglirsi e per cui tifare a questo punto sfegatatamente.

Si era già visto in mattinata, durante la passeggiata defatigante a Villa Borghese, che la Nazionale riscuote un notevole successo da parte di un pubblico che – udite, udite! – in modo decisamente british e pressoché inedito per le nostre latitudini si è limitato ad applaudire ed a fare rispettosa per quanto calorosa ala al passaggio dei nostri eroi.

Poi, al momento di andare in campo, in un Olimpico ancora costretto ad esprimere soltanto il 25% delle sue potenzialità (presidente Draghi, stiamo diventando la Cenerentola dell’Europa, non solo dal punto di vista del torneo di calcio, faccia lei…), ecco uno step ulteriore ed assai più clamoroso.

E’ il momento dell’inchino al #blacklivesmatter, la marchetta di ultima generazione decisa dalle autorità sportive in ossequio al politically correct del momento. Giocatori che si genuflettono e stadi in commosso silenzio.

Gareth Bale vs. Federico Chiesa

Bene, accade invece che si genufletta solo il Galles, mentre due terzi degli azzurri restano in piedi. Niente di clamoroso, solo la riaffermazione di una dignità che dovrebbe riguardare tutti, non soltanto le vite della gente di colore, non l’unica cosa in ballo nella nostra attuale società né tantomeno l’unica ad avere importanza. Lo stadio – quel poco presente – fa mostra di gradire, la RAI un po’ meno.

La consegna evidentemente è rigida, e le telecamere inquadrano in primo piano soltanto il genuflesso Belotti, escludendo tutti i suoi compagni che non ne seguono l’esempio. A costo di attirarci gli strali della polizia morale sempre più all’opera nel nostro paese, ribadiamo: questa di Mancini conferma di essere una Nazionale di uomini veri, non soltanto di campioni.

Ma veniamo al calcio giocato. Si imponeva la questione turnover, avendo gli italiani già ottenuto la qualificazione agli ottavi di Londra grazie alle prime due vittorie con Turchia e Svizzera. Non è successo spesso in passato, ma un minimo di precedente esiste.

Nel 1978 Enzo Bearzot non se la sentì di privare la sua splendida nazionale argentina della soddisfazione della clamorosa vittoria contro i padroni di casa a Buenos Aires, e qualcuno dice che quel surplus di stanchezza ci costò un mondiale che doveva essere nostro.

Nel 1996 fu Arrigo Sacchi a cedere nella trappola del turnover, ma a rovescio. Battuta la Russia all’esordio, contro al repubblica Ceka fu attuato un assurdo avvicendamento anticipato. Risultato, azzurri a casa al primo turno, malgrado nel match decisivo mettessero inutilmente sotto la Germania che poi avrebbe vinto il titolo e che quella volta fu costretta a giocare ad una porta sola: la sua.

Alla vigilia della terza di queste Notti Magiche 2.0, si ripone il problema. Mancini non ha dubbi e manda in campo i panchinari per sette undicesimi, salvando dei titolari solo Donnarumma, Barella, Bonucci e l’imprescindibile Jorginho. Gli azzurri lo ripagano con una prestazione di sostanza contro un Galles in cui l’ex stella Gareth Bale sta vivendo un tramonto neanche tanto dorato, ma che è tosto quanto basta per presentarsi come avversario di livello superiore ai due precedenti.

Finisce con la terza vittoria ed un debito karmico. Quando stai simpatico alla sorte, questa te lo dimostra spesso e volentieri. Il mach winner del Galles è Matteo Pessina, che non avrebbe dovuto esserci e invece c’é, eccome, grazie all’infortunio del romanista Pellegrini che a questo punto nessuno rimpiange più. Il tocco di giustezza dell’atalantino è una giocata di quelle per cui era famoso Gianni Rivera, quando nessun virologo si sognava di metterne in discussione l’intelligenza, non solo calcistica.

Dal rientro di Verratti si può prendere spunto per osservare che le gerarchie a questo punto sono felicemente saltate. Tra lui e Locatelli non sappiamo più chi è la riserva di chi. Esordio positivo anche per gli ex viola Chiesa e Bernardeschi, nonché – inchino a parte – per il gallo Belotti, spesso contenuto a fatica dai difensori gallesi.

L’Italia ha buon gioco a gestire senza affanni il risultato, maturato alla fine del primo tempo. E questa è un’altra grande notizia, rapportata oltretutto ad un avversario esponente di quel calcio britannico contro cui per noi le partite sono sempre state arrembaggi, spesso subiti.

Chiudono con un tre su tre gli azzurri, mentre il Galles passa come seconda e chissà che più avanti non lo ritroviamo sulla nostra strada. Stasera aspettiamo la vincente di Ucraina – Austria, che dovremo affrontare in settimana a Wembley. La faccenda si fa interessante. E il livello medio del torneo continua ad essere tale da autorizzare più di qualche sogno.

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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