Musica

Garryowen

Le origini di Garryowen sono poco chiare, ma appare nel XVIII secolo, come canto di ricchi gaudenti di Limerick (attuale Repubblica d’Irlanda). Garryowen deriva da due parole irlandesi, Oein (John) — e garrai (giardino) sicché significava, in origine, Giardino di John. Non aveva nessuna connotazione patriottica o politica, tanto che ebbe una singolare popolarità e fortuna sia tra gli inglesi che tra gli irlandesi.

Nell’Esercito inglese, divenne di moda grazie al 5th Royal Irish Lancers, di stanza a Limerick, durante le guerre napoleoniche. Fu anche un inno di successo nella Guerra di Crimea. È stato da allora associato ad una quantità di unità militari britanniche, ed è la marcia d’ordinanza dell’Irish Regiment of Canada.

Gli irlandesi che emigravano in America durante le carestie e le persecuzioni ottocentesche lo portarono con sé e lo resero popolare in tutti i corpi militari in cui si arruolarono. Divenne la marcia del 69th Infantry Regiment degli Stati Uniti, la cosiddetta New York Militia che combatté poi in prima linea nella Guerra di Secessione americana,

Cavallo Pazzo

Dal 1867 divenne la marcia del leggendario reggimento 7° Cavalleria. Pare che fosse particolarmente gradito al generale George Armstrong Custer, di madre irlandese, e secondo la leggenda fu l’ultimo pezzo eseguito dalla banda militare prima della Battaglia del Little Bighorn.

Quando il corpo del generale fu recuperato dal campo di battaglia, un anno dopo la vittoria dei Sioux di Toro Seduto e Cavallo Pazzo, per essere traslato con tutti gli onori militari nel cimitero dell’accademia militare di West Point ove ancora oggi si trova, il suo reggimento (che è parte integrante a tutt’oggi dell’esercito americano tanto da aver partecipato anche alle due Guerre del Golfo) suonava ovviamente il Garryowen.

Il nome del brano è ormai parte integrante del reggimento: le parole Garry Owen si leggono sul relativo stemma, e c’è un Camp Garry Owen, a nord di Seul, (Corea), che ospita un’aliquota del IV squadrone del 7° Cavalleria.

Autore

Mr. Bloogger

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