Ombre Rosse

Giù le mani dalla Marcia!

Pare proprio che saranno gli imbecilli ad ereditare la Terra. Questa profezia non si trova in nessuno dei testi sacri, basta scorrere testi molto più profani, come le cronache quotidiane. La notizia degli ultimi giorni dell’anno appena trascorso è che anche la Wiener Philharmoniker ha deciso di inchinarsi al nuovo verbo – l’antifascismo riscoperto di recente da politici e burocrati che in realtà temono più che altro di perdere il posto – e di mettere le mani addosso nientemeno che ad uno dei capisaldi della nostra cultura.

A partire da quest’anno, infatti, il celebre Concerto di Capodanno viennese – croce e delizia di tanti nostri primi giorni dell’anno nuovo, alzarsi in tempo per vederlo iniziare a mezzogiorno lottava duramente con l’essere andati magari a letto da poche ore, alle prime luci della prima alba di quell’anno nuovo – non terminerà più con la Marcia di Radetzky. O perlomeno, non con la versione di essa che siamo abituati a vedere ed ammirare entusiasti, in un crescendo che ci ridesta e ci richiama a nuova vita, da tempo immemorabile.

Già, il tempo immemorabile. Quello che sfugge a tutti, soprattutto agli imbecilli di cui si parlava all’inizio, o comunque a chi ha fatto della cultura uno dei tanti argomenti di un dibattito politico o più semplicemente uno stratagemma carrieristico sempre più squallidi. La Marcia è la Marcia, cari signore e signori, la musica è musica. Così come gli imbecilli sono imbecilli.

Il Vicerè Jsef Radetzky

E veniamo a questi imbecilli, absit iniuria verbis. Il nuovo drettore della Wiener Philharmoniker, Andris Nelsons, un lettone che forse farebbe meglio ad occuparsi – culturalmente parlando – della sua Lettonia piuttosto che dell’Austria Felix tramandata ai giorni nostri pur attraverso mille peripezie, ha deciso che la versione della Marciaattualmente in programma va censurata. Fu riscritta, dice, da Leopold Weninger, un compositore iscritto al NSDAP, il partito nazionalsocialista tedesco. E’ pertanto una marcia nazista.

Cos’ha di nazista? Nientemeno che il battito di mani che ritma alla fine la Marcia di Radetzky simulando il rientro a Milanodel viceré austriaco vittorioso, e che finisce regolarmente per coinvolgere il pubblico viennese e tutto quello collegato in mondovisione. Dite di no, che non vi coinvolge, e siete bugiardi come le Sardine.

Via Weninger, si ritorna a Strauss, o così dicono. Via le ombre brune del passato, come rincara la dose un altro… pardon, stavamo per dire, anche in questo caso, imbecille: il primo violino Daniel Froschauer, la cui impronta culturale (o forse è il caso di dire politica?) chissà da dove proviene. Uno che dice che Weninger ne fece una marcia militare volta ad ottenere consensi al nazismo. Perché, prima di allora che tipo di marcia era? Carnevalesca?

Nelsons e Froschauer sono il nuovo che avanza. Come l’ambientalismo è in mano ormai a ragazzotti e ragazzotte di sedici anni spesi a studiare poco e male, la cultura è in mano a carrieristi come questi. Che hanno studiato poco di più, ma che hanno capito presto da che parte soffia – o ha soffiato finora – il vento. Che facciamo, Nilsons e Froschauer, vogliamo chiudere la baracca? Ma sì, chiudiamola. Tanto, che abbiamo ormai da lasciare in eredità a chi abiterà la Terra dopo di noi? Più imbecilli di così….

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Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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