Televisione

Has-Fidanken e il signor Armando

«… questo animale buonissimo (lo) mettevamo sullo sgabello per fare il numero… non abbiamo mai ripetuto una scena. Una volta è sceso un po’ prima ma tutto qui. Era molto carino e dolce, veniva premiato con un pezzettino di carne dopo la registrazione. Era un attore come noi, nella nostra categoria ce ne sono tanti…»

Il cockerino Has-Fidanken è stato davvero uno dei più grandi attori del nostro varietà televisivo, e questo non vuole essere un giudizio limitativo verso i suoi colleghi umani, a cominciare da quel Gianfranco D’Angelo che lo portò in televisione improvvisandosi suo padrone ed addestratore. Gianfranco ce l’ha reclamato il cielo domenica scorsa, alla ragguardevole età di 85 anni. Non dobbiamo essere tristi, perché lui ci ha fatto ridere tutta la vita (con buona pace di Andrea Scanzi che non riderebbe neanche a vedere il proprio volto allo specchio senza i fedeli ray-ban) e perché ha ritrovato finalmente il suo cagnolino, di cui sicuramente a quest’ora ha ripreso l’irresistibile addestramento.

Gianfranco D’Angelo, romano de Roma come tanti suoi colleghi confluiti nel leggendario cabaret del Bagaglino (Gabriella Ferri, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Pippo Franco, per dirne solo alcuni), aveva avuto già un ruolo determinante, aiutando Antonio Ricci – l’ex enfant prodige del varietà RAI, il creatore di Fantastico – a sottrarre a mamma RAI appunto il prezioso monopolio del varietà.

Has-Fidanken e il signor Armando

Nacque infatti nel 1983 Drive In, e da quel momento la TV commerciale decollò, e decollò anche la comicità senza schemi e senza freni dei ragazzi terribili di Ricci e di Mediaset, che niente e nessuno avrebbe potuto più costringere all’interno dei vecchi palinsesti contenitori dei decenni precedenti, dove tutto era incasellato, supervisionato (e spesso anche censurato) in anticipo.

A Drive In funzionava tutto in modo diverso, e surreale. Gianfranco l’avrebbe raccontato così: «La trasmissione (nacque) da un’idea di Antonio Ricci e del regista Giancarlo Nicotra. Lui mi propose di fare una trasmissione diversa, con delle gag, perché all’epoca c’era soltanto la Rai e il varietà televisivo era un po’ fermo. Drive-in si basava tutto sul ritmo: ogni cosa durava due minuti. All’epoca si parlava con gli autori di come lavorare. Has-Fidanken è nato proprio da questi brain storming. L’idea di fare questo cagnolino fu di Enrico Vaime. Le cose nascevano intorno a un tavolo, ci si riuniva dopo la trasmissione in albergo e stavamo fino alle 4 del mattino a parlare e a scherzare. Ognuno di noi portava la sua esperienza e la sua fantasia per creare personaggi che non erano imitazioni ma esasperazioni».

Quando sullo stage di Drive In comparvero il cagnolino Has-Fidanken ed il suo addestratore il signor Armando ebbe inizio un tormentone clamoroso che sarebbe durato cinque anni, e sarebbe rimasto nella storia come uno dei più grandi successi della televisione di sempre. Per strada sentivi la gente che borbottava Has, has…… Fidankennnnn!, la sera davanti alla TV ti abbeveravi alle gags di Drive In aspettando comunque l’apoteosi con lui, il piccolo cane dalle orecchie lunghe che non avrebbe mai mosso un pelo o sbagliato un colpo, rimanendo immobile ad ogni comando o sollecitazione del suo partner umano e scatenando sempre ilarità ed applausi scroscianti da aprte del pubblico.

Ezio Greggio, Has-Fidanken e Gianfranco D’Angelo

Con Has-Fidanken ed il signor Armando la televisione dei ragazzi che ormai erano cresciuti fece un salto di qualità di cui forse oggi non ci rendiamo conto appieno. La TV commerciale costrinse quella pubblica ad adeguarsi ai tempi, mantenendo gli spettatori ragazzi dentro grazie ad una comicità demenziale e spesso geniale. Che tuttavia sapeva anche virare al serio: con Striscia la Notizia – La voce dell’innocenza (e Gianfranco a bordo come uno dei suoi conduttori più divertenti e longevi) in seguito avrebbe messo alla frusta nientemeno che il supercontrollato servizio informazioni del nostro Quinto Potere lottizzato secondo il manuale Cencelli. Oggi è normale che Greggio e Iachetti portino in studio a leggere le notizie con loro i loro cagnolini. Cominciò Gianfranco D’Angelo ad intuire che un cane non poteva recitare (o dare le notizie) peggio di tanti figuri che si aggiravano per i palinsesti di allora, e tra l’altro bucava lo schermo assai più di loro.

Al suo funerale martedi scorso presso la Chiesa degli Artisti a Piazza del popolo a Roma, crediamo che Has-Fidanken fosse lì. E che per una volta abbia perduto la sua leggendaria impassibilità, e preso da una canina commozione abbia scodinzolato mandando un BAU di saluto al suo padrone. Prima di salire in cielo ad aspettarlo per riprendere finalmente le loro passeggiate e le loro gags di una volta.

Autore

Mr. Bloogger

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