Ombre Rosse

Il muro del pianto

L’ultima trovata degli analisti di politica internazionale è che si tratta di un conflitto asimmetrico. Israele dispone degli armamenti più sofisticati, forniti dagli Stati Uniti. I palestinesi, che poi sarebbero Hamas, una organizzazione con dichiarate finalità terroristiche, combatterebbero con ferrivecchi e sassi.

In effetti, una certa asimmetria c’é. Un paese di otto milioni circa di abitanti accerchiato da un miliardo di musulmani si trova decisamente in condizioni asimmetriche, sia nella geometria euclidea, sia in qualsiasi altra elaborata dalle nostre ideologie in voga, o sopravvissute a se stesse.

A giudicare dalla periodicità e dalla virulenza con cui riemerge, l’antisemitismo fa parte ormai del nostro background culturale così in profondità da trascendere ogni livello di coscienza politica e civile. Con il corollario dell’antiamericanismo che è tutt’ora un must, un requisito per essere ammessi nella buona società. In quella società che è passata indenne e imperterrita dal fascismo alle varie articolazioni ideologiche di sinistra dal dopoguerra ad oggi.

Hitler e Mussolini non hanno affatto perso la Seconda Guerra Mondiale. Al contrario, l’hanno vinta. Magari non subito, ma alla lunga, appena la contingenza ha permesso ai pregiudizi millenari del nostro inconscio collettivo di riaffiorare. C’è una costante innominabile anche in questa nostra società di italiani brava gente, ed è l’antisemitismo coltivato scientificamente dalla Chiesa Cattolica nel profondo delle nostre cortecce cerebrali.

L’ebreo è dalla crocefissione di Cristo in poi il nemico da cui guardarci, di cui desiderare lo sterminio senza remore morali. E’ il ricco che ci affama tramando nell’ombra, la causa – facile da individuare – di tutti i nostri mali. Chi è stato capace di uccidere Dio, non sarà mai uno di noi. Sarà sempre il padre e la madre di tutti i nostri nemici più temibili.

Ecco quindi che all’ennesima recrudescenza del conflitto arabo-israeliano, o israelo-palestinese, ci viene naturale schierarci a prescindere. I manifesti, le foto, le vignette sotto cui andiamo ad apporre le nostre firme, i nostri mi piace, i nostri commenti entusiastici sono quelli scritti in arabo, ritrasmessi da Al Jazeera o da altri califfati multimediali. Poco importa che l’arabo non lo sappia nessuno, le verità di fede sono tali di per se stesse. Per duemila anni abbiamo pregato in latino, senza che quasi nessuno lo conoscesse.

E’ un conflitto asimmetrico, quello alimentato dagli americani che riforniscono di armi i cosiddetti nazisti israeliani. Pensare così semplifica tutto. Sai quanto sarebbe più difficile e più pesante studiare un po’ di storia e mettere in discussione quelle ideologie con cui facciamo gli scemi per non andare in guerra almeno dal 1968 in poi.

La gente di Palestina e di Israele, la gente comune forse a questo punto vorrebbe solo vivere in pace. E’ un conflitto asimmetrico, tra loro che sono lì a morire senza sapere più nemmeno perché (ammesso che l’abbiano mai saputo) e noi che siamo qui ben pasciuti, al caldo, al riparo, a sentenziare sciocchezze distillate da una incultura aberrante che ci è stata tramandata da duemila anni di inciviltà cattolica, sublimata da un ventesimo secolo a cui forse neanche noi stessi ci meritavamo di sopravvivere.

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Mr. Bloogger

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