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La nascita di Facebook e della realtà virtuale

Era il 4 febbraio 2004 quando uno studente del secondo anno di Harvard lanciò un nuovo sito web sul quale gli studenti della sua università potevano interagire accreditandosi con una propria foto ed un profilo contenente i propri dati essenziali. Ci si conosceva, si stringevano amicizie e ci si parlava l’un l’altro, o per meglio dire si  postava e si commentava come in un club reale, solo che questo era virtuale e vi si accedeva tramite il proprio personal computer, senza muoversi dalla propria stanza.

Quello studente si chiamava Mark Zuckerberg. Al primo anno di college, aveva già realizzato un annuario elettronico degli iscritti, che però aveva avuto vita breve, soltanto poche ore con 450 contatti e 22.000 foto visualizzate prima che venisse chiuso dalle autorità. Zuckerberg infatti per dargli contenuto aveva dovuto attingere ai file riservati dell’università.

Il ragazzo ci riprovò alla fine del 2003, basandosi questa volta sulla libera adesione dei visitatori. Della precedente esperienza si portò dietro il nome, che sarebbe diventato leggendario: l’idea iniziale era stata quella di un Photo Address Book, un annuario fotografico. Da lì a Facebook il passo era breve. Fu l’inizio di una storia che da lì in poi tutti conoscono.

Come ogni tormentone che abbia assunto simile rilevanza, dopo anni anche Facebook sta conoscendo ormai la sua prima crisi di rigetto. Qualcuno vede con crescente allarme le svolte in senso contrario alla privacy adottate dal network, sotto la spinta di governi e polizie che vedono con interesse sempre crescente le potenzialità offerte da questo enorme database che sta sotto di esso. 🅱️

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Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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