Cultura e Arte

La storia dei costumi di Turandot

Era il 25 aprile del 1926 quando al Teatro alla Scaladi Milano andava in scena per la prima volta l’ultimo capolavoro incompiuto del grande compositore toscano Giacomo Puccini: Turandot. I costumi per la prima rappresentazione scena della Turandot furono realizzati dal celebre costumista del Teatro alla Scala, Luigi Sapelli, in arte Caramba. Caramba trasformò il sogno del Maestro Puccini in realtà e realizzò degli abiti ricchi e sontuosi fortemente ispirati dai colori e dalle suggestioni di un lontano oriente.

Nel corso del tempo, dei costumi di Turandot si perse ogni traccia. Fino a quando, inaspettatamente, al Museo del Tessutoè stato proposto il contenuto di un vecchio baule appartenuto alla soprano pratese Iva Pacetti. Al suo interno, vi erano parrucche, gioielli e abiti di scena, tra cui proprio i due costumi della prima rappresentazione scenica della Turandot, realizzati da Caramba, ormai ritenuti perduti per sempre. Lo stato di conservazione degli abiti ritrovati è pessimo. Il tempo, i materiali fragili, l’utilizzo frequente da parte delle attrici nel corso delle stagioni teatrali e la conservazione non adeguata hanno danneggiato gravemente questi preziosi reperti.

Entrambi i costumi necessitano di importanti interventi di restauro per essere restituiti al pubblico con il loro fascino originario. In particolare, il progetto lanciato sulla rete andrà a supportare il restauro del secondo abito, che richiede mesi di lavoro di personale altamente specializzato. Infatti, l’abito – realizzato in tessuto operato e interamente broccato con filato metallico dorato – presenta numerosi fori e lacerazioni, macchie e aloni di sporco e il filato dorato metallico è scucito in più punti.

Una volta restaurati, i costumi tornati al loro originario splendore saranno al centro di una nuova, grande mostra sulla Turandot di Puccini che la Fondazione Museo del Tessuto ha in programma per la primavera del 2020.

Autore

Mr. Bloogger

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