Almanacco

La strage di Ustica

Quando passò in giudicato la sentenza con cui la Corte di Cassazione respingeva il ricorso presentato dai Ministeri della Difesa e dei Trasporti avverso la condanna a risarcire i parenti delle vittime della strage del 27 giugno 1980 sul tratto di mare compreso tra Ponza e Ustica, da essa erano passati poco meno di 33 anni.  Tanto aveva resistito il muro di gomma creatosi attorno a quella strage ed alle sue responsabilità, già all’indomani di essa. Ma alla fine la magistratura giudicante aveva dovuto abbatterlo.

Era il 28 gennaio 2013 quando la Terza sezione civile della Corte di Cassazione sentenziò le parole che i parenti delle vittime ed una intera nazione aspettavano da tutta una vita: a causare l’esplosione del DC9 Itavia decollato alle 20:08 da Bologna e di cui alle 20:59 i controllori di volo persero le tracce sopra Ustica, fu un missile e non un’esplosione interna, un cedimento strutturale, come hanno sempre sostenuto le autorità militari e civili dello Stato, e come nessuno fino ad allora aveva avuto la possibilità di smentire.

In questo panorama di enigmi ricoperti di sangue, quella di Ustica è sempre stata una strage particolare. Fu chiaro da subito che il terrorismo non c’entrava nulla, che l’evento aveva avuto luogo semmai in un contesto che vedeva in gioco le forze armate di diversi paesi in un teatro estremamente delicato quale il Mediterraneo centrale, nonché i delicati equilibri di un mondo allora prigioniero della Guerra Fredda e dei rapporti altrettanto conflittuali fra oriente arabo e occidente cristiano.

La tesi del cedimento strutturale sostenuta dal Governo italiano fu presto messa in discussione pesantemente dalle varie perizie eseguite più o meno ufficialmente, e dal lavoro di alcuni giornalisti coraggiosi, tra cui quell’Andrea Purgatori del Corriere della Sera.

Andrea Purgatori

Molte cose tra quelle successe dopo la strage contribuirono infatti ad aggiungere mistero al mistero: dal caccia libico la cui caduta sull’Aspromonte fu evidentemente posticipata di un paio di mesi, alle misteriose sparizioni a seguito di incidenti fortuiti di quasi tutti i testimoni dell’incidente, soprattutto il personale in servizio presso le sale controllo di Marsala e Palermo, alle minacce anonime – ma non troppo – ricevute da Purgatori e da altri, al muro di omertà presso le stesse istituzioni italiane.

Ai parenti delle vittime non restò altro che l’azione civile contro lo Stato, per ottenere un risarcimento sicuramente più morale che materiale, motivato dall’omissione di una condotta tesa ad assicurare la sicurezza nel cielo ai velivoli dell’aviazione civile. In altre parole, il DC9 come qualunque altro velivolo non avrebbe dovuto esser stato fatto transitare in un corridoio aereo dove era in svolgimento una qualunque azione di tipo militare.

Tuttavia, confermando la sentenza della corte d’Appello di Palermo, la Cassazione finì per stabilire che lo Stato avrebbe risarcito i familiari delle vittime, anche oltre il milione e 240 mila euro già concessi, riconoscendo finalmente la ragione delle vittime stesse. Anche se né lo Stato né nessun altro soggetto, nazione o individuo, sono mai stati individuati come colpevoli di quanto successe ad Ustica.

L’assemblamento dei resti recuperati del DC) Itavia

Neppure le ammissioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio, che nel 2007 dichiarò esplicitamente che la colpa della strage era da attribuire ad un missile lanciato da un aereo militare francese secondo quanto riportatogli dai servizi segreti italiani, hanno costituito la base per una azione penale o quantomeno per il sollevamento in sede internazionale della questione tra Stati.

Fu una amara vittoria, quella del 2013, per le famiglie delle vittime. E per chi ha lottato per buona parte della sua vita (o magari ce l’ha rimessa) per far sì che questa verità scomoda venisse fuori. Nel frattempo, oltre alle 81 vittime e a molti dei loro familiari, non ci sono più molti attori della vicenda, e lo stesso quadro internazionale è profondamente cambiato, con la deposizione sanguinosa di quel Muhammar Gheddafi che tutti ormai indicano come il bersaglio di quel missile.

[print-me]

Autore

Mr. Bloogger

Lascia un commento