Cultura e Arte

Le mille vite di Umberto Eco

Quando uscì la settima ed ultima prova d’autore di Umberto Eco, Numero Zero, non ebbe sicuramente il successo e la risonanza letteraria delle altre sue opere, soprattutto della prima, Il Nome della Rosa.  Il professor Eco aveva chiamato a raccolta il proprio talento narrativo e divulgativo per operare una sintesi della sua poetica, elaborata in oltre mezzo secolo di produzione sia saggistica che narrativa.

Aveva abbandonato le favole letterarie, la letteratura della e sulla letteratura, libri che parlano di altri libri per usare una sua citazione, per approdare finalmente all’attualità, alla cronaca. Le vicende dell’Italia repubblicana fino a Mani Pulite avevano fatto da sfondo alla sua ultima (ma allora non lo sapevamo) Lectio Magistralis su comunicazione e informazione.

Non sapevamo inoltre che era l’ultima uscita in pubblico del professore di Alessandria. Quando scomparve, il 16 febbraio del 2016, Umberto Eco Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) da oltre 60 scriveva libri e ci spiegava come leggerli, i suoi e quelli di tutti gli altri. Con lui era giunta a sistema definitivo la semiotica, la scienza che studia i segni ed il modo in cui questi acquistano un significato. La base della comunicazione e della stessa letteratura.

Dagli esordi tomistici (diceva sempre che San Tommaso lo aveva curato dalla fede, rendendolo ateo o quantomeno agnostico) fino alla saggistica degli anni sessanta e settanta, il professore era diventato il principale studioso italiano e uno dei principali al mondo di quel fenomeno che conosciamo generalmente sotto il nome di cultura.

Diventato famoso per gli addetti ai lavori con il Gruppo 63, il raggruppamento di intellettuali che aveva intrapreso l’opera di svecchiamento di quello che era diventato il principale veicolo culturale, la televisione, era diventato conosciuto al grande pubblico con saggi epocali come Diario Minimo, Opera Aperta, Apocalittici e integrati.

Umberto Eco era un intellettuale caposcuola, che aveva aperto la porta della cultura italiana con la C maiuscola alla comprensione della sua versione nazional-popolare. Da cui fondamentalmente rifuggeva, per una sorta di snobismo connaturato a tutti gli intellettuali nostrani da che mondo è mondo. Ma di cui riconosceva la necessità di essere studiata a fondo.

Eco era un genio apripista, non si fermava davanti a nulla, se lo riteneva meritevole della sua e della nostra attenzione. L’agente 007 era un fenomeno di massa, ed allora ecco il Caso James Bond. La padronanza dell’italiano era un problema notevole lasciato in eredità dall’alfabetizzatore maestro Alberto Manzi alle varie riforme scolastiche post-gentiliane, ed allora ecco Come si fa una tesi di laurea, che è diventato un passaggio obbligato per tutti coloro che ambivano a terminare gli studi scrivendo qualcosa di senso compiuto.

L’Italia era un paese che scriveva male e leggeva anche peggio? Ecco Opera Aperta, e la sua definizione del ruolo del lettore. L’Italia era un paese che la televisione stava cambiando irrevocabilmente (e ancor più si apprestava a fare nei decenni successivi, dagli anni settanta in poi)? Ecco Apocalittici e Integrati.

Una vita spesa a definire cos’è letteratura e come fruirne. Per tutti, dal laureato all’agricoltore, dal dottore all’operaio. Eco disprezzava gli imbecilli (coloro ai quali internet – avrebbe detto in seguito – stava offrendo l’arma finale, quei fatali quindici minuti di visibilità e notorietà di cui stava parlando nello stesso periodo Andy Warhol) ma non gli ignoranti, ai quali bastava spiegare, per la prima volta, le cose con chiarezza. La differenza tra arte e ciarpame.

Il Nome della Rosa

Dopo tanti libri letti e commentati, era arrivato il momento di scriverne uno suo proprio. Nacque così, quasi come divertissement, Il nome della Rosa. In esso, come un torrente in piena, si riversò tutta la erudizione del professore e tutta la sapiente commistione di generi di cui era capace. Guglielmo da Baskerville è uno Sherlock Holmes trasportato ai tempi della riforma cluniacense, della riscoperta della Poetica di Aristotele e dell’insorgere dell’Inquisizione.

Baskerville è il nome della più celebre ambientazione dei romanzi di Arthur Conan Doyle, quello della caccia al Mastino. Il monaco a cui fa da assistente non il dottor Watson ma bensì il novizio Adso da Melk è un precursore del metodo induttivo-deduttivo, che sarà alla base della Scienza moderna una volta liberata dalle costrizioni della Fede.

Attraverso gli occhi del novizio, e secondo una tecnica collaudata fin dal feuilleton ottocentesco (si parte dal consueto, per noi, espediente del manoscritto ritrovato in circostanze eccezionali: dal baule contenente l’eredità alla bottiglia dispersa in mare), si dispiega per la prima volta il talento narrativo di Eco capace di alternare la suspence di un giallista di razza al genio figurativo del grande critico d’arte che ci guida in un viaggio visivo attraverso i monumenti e le scene di vita di un’epoca lontana, tragica e suggestiva, l’Età di Mezzo.

Alla fine, dell’abbazia divorata dalle fiamme scatenate dal monaco Jorge, custode dell’ortodossia cattolica, non rimane niente, così come delle nostre illusioni – questo sembra essere il messaggio dell’autore – di cogliere l’essenza delle cose attraverso la conoscenza, quando invece a malapena ne possediamo dei nomi che altro non sono che articolazioni del linguaggio di cui abbiamo perso il senso originario.

Il professore, in realtà, si divertiva a giocare, con filosofia, arte e letteratura in quanto complessi di simboli attraverso cui si affanna la cultura da sempre a cercare di dare un senso alla realtà. Non esiste quell’assoluto a cui tendeva l’uomo medieoevale, ma esistono tutta una serie di rappresentazioni della realtà stessa diverse tra loro e numerose e varie quanto gli esseri umani. Il cosiddetto relativismodi una cultura sempre più aperta, liberata dalle costrizioni di ogni genere.

Nessuno dei suoi libri successivi riuscì a bissare il successo del Nome della Rosa, che era stato probabilmente il prodotto di uno stato di grazia irripetibile. Ma tutti i romanzi successivi di Umberto Eco ripetono lo stesso schema: è una mimesis biou, una rappresentazione della vita, della realtà, secondo la percezione di un dato momento storico e secondo la deformazione naturale e/o interessata che gli uomini ne compiono. Tutti i suoi libri successivi vertono in sostanza su questo argomento. «Quando gli uomini smettono di credere in Dio, non è che non credono più a niente. Cominciano a credere ad ogni cosa». 🅱️

 

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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