Ombre Rosse

L’illusione e la follia

Albert Einstein definì così la follia: Essa sta nel fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Sentendo alcuni commenti sulle elezioni regionali, sia dell’Abruzzo che della Sardegna, sorge il dubbio sul fatto che vi si sia una vena di follia all’interno della classe politica nazionale.

Partiamo dai risultati. Nelle due Regioni appena andate al voto, la vittoria della coalizione di centrodestra è stata netta con  il 50% dei suffragi (in Abruzzo 49% e in Sardegna 52%). La coalizione di centrosinistra ha ottenuto un risultato superiore del 30%, evidentemente è uscita sconfitta, ma ha realizzato delle percentuali che sono state ben superiori rispetto alle elezioni politiche.

Il Movimento 5 Stelle, invece, ha subito un’emorragia di consensi che lo ha portato al 20% in Abruzzo ed al 9,72% in Sardegna. Al voto del 4 marzo 2018, nelle due stesse Regioni, i grillini avevano ottenuto intorno al 40%.

Da alcuni settori di centrodestra e centrosinistra si plaude per quello che sembra un tramonto del Movimento 5 Stelle. Esultanza comprensibile in quanto proveniente da degli avversari politici, tuttavia a ben vedere i toni ed i modi dell’esultanza stessa si percepisce una sottovalutazione della realtà.

La crisi economica globale del 2008 ha messo in ginocchio l’Italia e da lì non si è più rialzata. Molti cittadini si sono scoperti più indigenti e più deboli e così è cresciuto a dismisura l’astio nei confronti della classe dirigente del Paese, dimostratasi tanto impreparata a tutelare il sistema economico italiano quanto premurosa nel conservare le proprie rendite di posizione.

La protesta del latte dei pastori sardi

In questo contesto storico sono maturati i successi di chi appariva come un elemento di rottura del vecchio mondo politico. Per primo, nel 2014, c’è riuscito Renzi che voleva rottamaree la gente su questa parola d’ordine l’ha votato. Poi nel 2018 è stata la volta dei grillini che volevano mandare tutti a fanc..o e sempre per questo motivo la popolazione li ha portati in tripudio a Palazzo Chigi.

Adesso, a seguito dei rovinosi risultati grillini, arriva sia da destra che da sinistra la suggestione di tornare al vecchio bipolarismo con gli stessi protagonisti di dieci anni fa. A questo punto del ragionamento, o meglio dell’ubriacatura, per un certo ceto politico risulta calzante la frase di Einstein. Si vuole fare la stessa cosa, aspettandosi dei risultati diversi.

Il Paese nell’ultimo decennio è rimasto sempre uguale a se stesso. L’incertezza economica, la disillusione e la rabbia sono sentimenti massicciamente presenti nella società italiana, che tendono sempre più a radicarsi man mano che i problemi irrisolti continuano ad essere tali.

La simpatia ed il voto degli italiani continueranno ad essere orientati verso chi viene individuato come un elemento di rottura rispetto al Seconda Repubblica. Sarebbe folle ripresentare lo stesso sistema politico di 10 anni fa e sperare che la risposta di questa società incazzata sia diversa da quella delle ultime elezioni, anzi, è probabile che il consenso sarà raccolto da chi la sparerà ancora più grossa.

Emblematico è stato il gesto del senatore Udc-Forza Italia, Antonio Saccone, che in Aula ha mostrato un gilet con la foto del Vice-premier Luigi Di Maio, consigliandogli di tornare a lavorare allo stadio come steaward. Probabilmente il senatore azzurro non capisce che, aver avuto un impiego umile, dovrebbe essere l’unica cosa da non rinfacciare al Ministro del Lavoro, anche perché, volendo approfondire, il Senatore Saccone non si capisce bene cosa abbia fatto nella vita.

Se questa aria da amarcord, priva di autocritica e fuori dalla realtà, prevalesse nelle vecchie classi dirigenti, non ci sarà da stupirsi se attraverseremo un periodo ancora più difficile dell’attuale, dove, dopo la rottamazione ed i Vaffa, qualcuno si sentirà libero di dire a piazze gremite che i vecchi potenti vanno tutti appesi.

La Francia è vicina, ma la protesta dei gilet gialli sembra non insegnarci nulla.

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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