Altre Notizie Ombre Rosse

Mala tempora currunt: diffidate del politicamente corretto

Non ci siamo, proprio no. Per molti è l’alba di una nuova era. Per chi scrive, rischia semmai di essere il tramonto dell’intelligenza e del buonsenso.

L’episodio accade a Parigi durante il match di Champion’s League tra Psg e Basaksehir. Siamo al 16′ del primo tempo, e il quarto uomo a bordo campo richiama l’attenzione dell’arbitro poiché dalla panchina della squadra turca è partita una veemente protesta che a suo giudizio deve essere sanzionata con l’espulsione.

Il quarto uomo è il romeno Sebastian Costantin Coltescu, l’arbitro è Ovidiu Hategan, anch’esso romeno. Coltescu si rivolge al collega pronunciando la seguente locuzione nella loro lingua: «Tipul acesta negru», per indicare la persona da espellere. La traduzione é quel ragazzo nero.

Apriti cielo. Il vice allenatore del Basaksehir inizia a gridare al razzismo scagliandosi contro Coltescu urlando: «Perché dici negro? Perché gli altri non li chiami bianchi?». Accuse che trovano la solidarietà dei giocatori, avversari compresi, e dopo alcuni minuti di caos tutti decidono di abbandonare il campo e interrompere quindi la partita.

Si scatenano in tutto il web le tastiere del politicamente corretto. Anime belle, sepolcri imbiancati, friggitori di aria si scagliano contro i due direttori di gara rumeni chiedendo sanzioni esemplari (meno male nei nostri ordinamenti non c’è la pena di morte!). Riparte la caccia al razzista, vero o falso che sia, ed i social network, per come sono gestiti adesso, non aspettano altro. Se pronunci la parola nero, Facebook minimo ti sospende per un mese, senza appello.

Viviamo in tempi di questo benedetto politicamente corretto – spesso e volentieri usato solo per buttarla in caciara, in qualunque campo, per vincere partite che sarebbero state al di fuori della propria portata -, e francamente non sono bei tempi. Nessuno nega che sacche di razzismo esistano ancora nella nostra società (magari non necessariamente circoscritte all’uomo bianco). Ma la sensazione, da tempo, è che le cosiddette categorie offese (non osiamo utilizzare la parola etnie) ciurlino nel manico. Gli atleti di colore (si può dire?) soprattutto in uno sport che tende facilmente al becero come il calcio, hanno capito che possono buttarla in caciara come e quando vogliono, perché tanto l’opinione pubblica si schiera dalla loro parte a prescindere.

Spesso, si tratta di persone che non hanno la coscienza immacolata. Eepisodi come quello sopra descritto di presunto razzismo in altri tempi – quando il razzismo, quello duro e cattivo, c’era davvero – non sarebbero neanche stati presi in considerazione. Nel caso specifico non importa aver fatto l’arbitro, soprattutto a livelli importanti come quelli del match di Parigi, per sapere che in una fase particolarmente concitata in cui si devono prendere decisioni importanti come un’espulsione, può rendersi necessario per i direttori di gara agire con rapidità.

Poche parole, semplici e comprensibili affinché chi le riceve (in questo caso l’arbitro dal quarto uomo) non corra il rischio di mal interpretarle e prendere quindi decisioni sbagliate, come uno scambio di persona, espellere un calciatore al posto di un altro. E’ successo, non è la prima volta. Per questo la parola nero è neutra, innocua, come potrebbero essere altre pronunciate con lo stesso intento: quello tatuato, quello alto, quello basso, quello pelato, quello cinese.

Da qui a dare all’arbitro Coltescu di razzista ce ne corre. Ci corre soprattutto, ci sia consentito dirlo senza intenti equivocabili, la probabile malafede di chi ormai sta con le antenne dritte pronto a buttarla in caciara per ottenere il perseguimento di secondi fini. O del primo, che è a questo punto a nostro giudizio quello di trasformare le nostre società in qualcosa di invivibile, ingovernabile, ingestibile.

Vale per il razzismo, per l’omofobia, per il sessismo nei confronti delle donne. I grandi passi in avanti fatti in questi campi dalla sensibilità moderna e dagli ordinamenti rischiano a questo punto di essere vanificati da una suscettibilità – genuina o artefatta, non è questo il punto – che può ottenere alla fine soltanto il trionfo dell’incomunicabilità e del ridicolo. O addirittura qualcosa di molto peggio, visto che l’estate scorsa da Floyd si era risaliti fino a Cristoforo Colombo.

Se l’arbitro Coltescu ha scelto istintivamente magari di esprimersi in un modo che rischia di apparire a qualcuno come poco professionale o poco elegante, di sicuro non è il caso che l’UEFA apra inchieste – come ha già dichiarato di voler fare – o rovini la carriera a lui ed ai suoi collaboratori. Se proprio l’UEFA vuole dare segno della propria esistenza, sanzioni le due squadre per essersi allontanate senza alcun motivo né autorizzazione legittima dal terreno di gioco. Il ragazzo nero, così come quello bianco, a termini di regolamento può farlo solo quando l’arbitro glielo consente. In questo caso l’arbitro è stato esautorato, ed aggredito da energumeni senza motivo. 🅱️

 

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

Lascia un commento