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Mario Draghi, uomo della provvidenza?

Anno di grazia 2021. Siamo alle solite. L’uomo della provvidenza di turno ha il sorriso fintamente rassicurante del funzionario di banca che vi ha fissato l’appuntamento quando siete in difficoltà economica. Mario Draghi sembra una di quelle pubblicità dei fondi di investimento che ogni tanto ci passano davanti agli occhi in TV. Non lo diresti un epigono delle Volanti Rosse e delle Squadracce Nere. Ma è il tipo di padrone più rassicurante, quello più pericoloso, a cui l’italiano medio non ha mai saputo resistere.

La nostra storia è piena di governi tecnici, e di salvatori della patria investiti prima dal Re d’Italia e poi dal Presidente della Repubblica.  Mario Draghi è l’ultimo di una lunga serie. Da Giuliano Amato a Giovanni Goria,  a Carlo Azeglio Ciampi, i tecnici chiamati al salvataggio soprattutto delle legislature che non avevano ancora maturato ai parlamentari il diritto alla pensione sono stati diversi.

L’ultimo è stato Mario Monti, personaggio luciferino, quasi dantesco, che a tutt’oggi passa per il salvatore dell’Europa, dell’Euro, dell’Italia e forse di qualche lontana galassia. Nel 2011 la Costituzione repubblicana fu sospesa, al suo posto fu insediata una Junta economica che aveva l’unico fondamento sostanziale nel sostegno che le veniva dall’Unione Europea e come unico programma quello che l’Europa voleva si facesse nella nostra penisola.

Dieci anni dopo abbiamo di nuovo un paese da salvare, ridotto così dai sovranisti e dal bacillo lanciato dai complottisti e favorito dalla nostra idiozia anti-sanitaria cominciata al tempo della spending review.

La prossima settimana quasi tutti i partiti, anche quelli che l’ossequio a Mattarella lo danno a bocca stretta e a collo torto, voteranno la fiducia al più celebre e prestigioso di tutti i bancari. Nella speranza apparente che ripeta il miracolo compiuto alla BCE. In realtà per operare un nuovo miracolo, quello di portare la più abbietta di tutte le caste al 2023.

Autore

Andrea Sarti

Andrea Sarti

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