Ombre Rosse

Non è vero che non è mai troppo tardi… il tempo è scaduto!

Lasciamo perdere che piuttosto che un ministro della Repubblica sembra Morticia Addams con il quoziente di intelligenza di Lurch il maggiordomo quando dice «Chiamatoooo?». Lasciamo perdere anche che ogni volta che apre bocca fa rimpiangere un suo predecessore, Maria Stella Gelmini, quando annunciò l’apertura del tunnel dei neutrini tra Ginevra ed il Gran Sasso.

E sia ben chiaro che qui non si fa sessismo, è stata lei a fissare il proprio paradigma affermando che nella storia della Repubblica non c’era mai stata prima di lei una persona così giusta nel posto giusto. Uomo o donna che tu sia, per par condicio se sei un incapace è giusto che ti sia riconosciuto allo stesso modo, ci mancherebbe altro.

Avevamo già avuto un assaggio di cosa rappresenta la pubblica istruzione per il governo Conte bis allorchè il prof. Lorenzo Fioramonti, che ricopriva inizialmente l’incarico, pensò bene di finanziare la scuola tassando le merendine degli alunni. Poi non se ne fece di nulla, ma la cosa restò in sospeso quanto bastava per far rivoltare nella tomba sia Gentile che la Falcucci, e per far vacillare il record di Luigi Berlinguer, forse il ministro in assoluto più odioso dell’intera storia repubblicana.

Il Fioramonti ebbe poco dopo un sussulto di dignità rassegnando le dimissioni, rendendosi conto che nel governo che mandava all’estero l’analfabeta Luigi Di Maio c’era gente che a proposito di istruzione pubblica aveva idee ancora più balzane delle sue. Ed ecco dunque Morticia, pardon, Lucia Azzolina. Con quella faccia un po’ così da telefilm anni sessanta, e quell’eloquio un po’ colà che riassume quello di buona parte dei suoi predecessori, riabilitando come detto perfino la Gelmini.

Morticia Adams

Non è stata fortunata, fare il ministro ai tempi del coronavirus è un compito che richiede donne e uomini all’altezza, alzando di non poco l’asticella a cui essa si misura. Non te la puoi cavare additando ad un ludibrio ancora più pubblico di quello che tocca a te i colleghi Roberto Speranza e Paola De Micheli, titolari rispettivamente di Salute e Trasporti. Gli unici due che potresti accusare di aver fatto più casini e boiate di te stessa.

La gente ti chiede conto di quello che hai fatto o non fatto tu, in tutta l’estate. Sei campata sull’assioma: a scuola non ci si ammala. Fantozzi non si è alzato a dirti cosa pensava delle tue affermazioni. E tu hai sprecato il tempo che sarebbe stato necessario a concertare con la collega De Micheli un sistema di trasporti esclusivo per gli scolari, e con il collega Speranza un sistema di presidi sanitari scolastici ad hoc. Risultato, a scuola – malgrado ormai ci si vada fisicamente poco o nulla – ci si ammala come dovunque, posti di lavoro, case di riposo. Semplicemente perché come dovunque il contagio viene da fuori. Soprattutto se non hai fatto nulla per fermarlo o circoscriverlo.

Ma dove ci viene voglia di liquidarti con una risata e lasciar perdere, perché sei ridicola anche per gli standards di questo Calendario, è quando te ne esci con la proposta dei banchi a rotelle. Chiunque abbia fatto almeno la scuola dell’obbligo sa benissimo cosa sarebbe successo in una qualunque epoca se noi scolari avessimo avuto a disposizione un simile ritrovato. I corridoi dei nostri istituti sarebbero diventati circuiti di Formula Uno omologati, le classi piste da autoscontro meglio che al Luna Park.

Bisogna aver scaldato i banchi prima e le cattedre poi per tirar fuori una baggianata del genere, cara Lucia Azzolina. L’ultima di una serie di figure e figuri che ogni governo che Dio ci ha messo in terra d’Italia ha destinato al più negletto dei ministeri: quello che fornisce ai futuri cittadini una istruzione adeguata per essere tali un domani a tutti gli effetti. O almeno così dovrebbe fare. Il povero maestro Manzi si starà rivoltando anche lui nella tomba, e giù testate.

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Mr. Bloogger

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