Televisione

Odissea

Come sarebbe successo anche con la Freccia Nera, l’Odissea televisiva fu un’altra occasione per i bambini d’Italia per violare – con l’assenso dei grandi – il coprifuoco che allora vigeva universale ed ineluttabile, in base a cui chi aveva grossomodo un’età da scuola elementare filava a letto subito dopo Carosello.

Il pretesto era di natura scolastica. Siccome dobbiamo – o dovremo – studiarla a scuola ad Epica, fateci prendere visione di che cosa si tratta così ci mettiamo avanti con il lavoro. Di fronte ad una simile richiesta di istruzione gli adulti non potevano dire di no. A tutti, meno che ad Omero ed al suo poema più affascinante. Perché poi, diciamocelo, l’Odissea è anche un bel romanzo d’avventura, ed Ulisse tiene avvinti con le sue peripezie fino alle ultime pagine. Pardon, agli ultimi versi.

Irene Papas è Penelope

Scherzi a parte, l’Odissea era un qualcosa per cui i piccoli valeva la pena che restassero alzati after hours, a prendere dimestichezza con le radici stesse della nostra cultura, che un giorno sarebbe diventata la loro.

L’Odissea è il nostro romanzo, il nostro testo letterario e filosofico più importante. Siamo quello che siamo perché Odisseo – Ulisse – fece quello che fece, e perché gli Aedi dell’antica Grecia seppero raccontarlo fin da subito nel modo giusto, più affascinante, più convincente ed avvincente. Non c’è dio che possa maledirci e fermare il nostro progresso né il ritorno alla nostra casa, dovunque essa sia, se nella nostra testa siamo capaci di coltivare una volontà, un ingegno, una autodeterminazione come quelli di Ulisse, il prediletto di Athena dea della saggezza e della conoscenza, il meno forzuto ed il più intelligente dei nostri eroi. Da tremila anni a questa parte, abbiamo costruito le nostre aspettative di civiltà principalmente su questo semplice assunto.

E’ una storia che dopo Omero altri hanno saputo raccontare trasponendola in lingue diverse, o in linguaggi diversi. Come quello televisivo, per esempio. Nel 1968, La Rai che all’epoca produceva capolavori di sceneggiati uno dietro l’altro, raggiunse forse il suo apogeo con l’Odissea di Franco Rossi, Mario Schivazappa e Mario Bava.

Giuseppe Ungaretti

Era una coproduzione che si avvaleva di attori internazionali come quel Bekim Femhu, jugoslavo di Sarajevo, che da allora è Ulisse per tutti noi ragazzi degli anni sessanta, senza se e senza ma. E poi c’era lei, Irene Papas. Dite un po’ se non è vero che perfino Omero avrebbe immaginato la sua Penelope con le sembianze dell’attrice di Corinto, dalle antiche fattezze e movenze di una ormai perduta civiltà mediterranea.

E quel gioiello, la voce che viene da lontano, dalla notte dei tempi e delle culture. La voce di Giuseppe Ungaretti, che gli dèi presto avrebbero reclamato a sé e che ci regalò i suoi ultimi versi parlando all’inizio di ogni puntata in una lingua e con un tono di voce da antico Aedo che dovevano essere per forza quelli di Omero.

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Mr. Bloogger

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