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Oriana Fallaci, orgoglio dell’Occidente

Era nata a Firenze il 29 giugno 1929. Da giovane, era stata, suo malgrado, l’icona della sinistra antiamericana, anti-israeliana, anti-occidentale, antitutto. Aveva finito i suoi giorni coraggiosamente combattendo con pari forza un male incurabile e gli insulti di quella stessa sinistra, nel frattempo ribattezzatasi Partito Democratico, scopertasi bersaglio delle sue critiche feroci sempre per quell’antioccidentalismo ormai degenerato nel collasso della nostra società e dei nostri valori.

Oriana Fallaci era stata la nostra voce dal Vietnam quando tutti gridavano in piazza Yankee Go Home, poi era stata i nostri occhi nella Palestina di Yasser Arafat, poi nella Grecia di Alekos Panagoulis e della lotta al regime dei colonnelli. Da bambina, aveva fatto la staffetta partigiana (come tutta la sua famiglia, del resto). Ce n’era di che santificarla, a sinistra, e infatti per lungo tempo fu santificata.

Poi, lentamente, diradatosi il fumo della Guerra Fredda e degli Anni di Piombo, anche lei emerse finalmente per quello che era: soltanto una giornalista. Che per di più aveva scelto di vivere negli Stati Uniti, tra quegli yankees di cui aveva raccontato la sconfitta ed il ritorno a casa, poiché si trovava sempre meno a suo agio in Europa e in Italia, dove ormai il clima culturale non le si confaceva più.

Quando, dopo l’11 settembre 2001, il mondo intero fu costretto a risvegliarsi nel boato del crollo delle Torri Gemelle e, come sempre succede in questi casi, ognuno di noi fu costretto (che gli piacesse o no) a prendere una posizione, lei non ebbe dubbi, un solo attimo di esitazione su quella da adottare. Che evidentemente maturava da tempo, vista la forza esplosiva con cui uscì allo scoperto.

A tanti montava la bile in corpo, ma a pochi, forse solo ad Oriana riuscì ad esprimere adeguatamente quel sentimento: a quello sconcio ci aveva portato la politica di accoglienza sbracata in modo acritico ed esclusivamente basandosi sull’interesse politico e su un moralismo superficiale, da La Pira in poi. 

Questi erano i risultati. Questo era il declino della nostra civiltà, che non avrebbe saputo accogliere degnamente chi aveva veramente bisogno, e che presto avrebbe espulso anche noi stessi. Oriana è morta il 15 settembre 2006 tra i lazzi e gli insulti di tutti quei meschini figuri che in Italia vengono scambiati oggi per intellettuali e/o politici d’avanguardia. 

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Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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