Accadde Oggi

Quando l’Italia morì con Alfredino

La foto in bianco e nero di quel bambino sorridente con la canottierina a righe apparve all’improvviso in televisione verso l’ora di pranzo dell’11 giugno 1981. A partire dai telegiornali delle 13:00, sarebbe rimasta sullo sfondo di tutte le trasmissioni in tutte le reti televisive per tre giorni. Sarebbe rimasta soprattutto sullo sfondo della nostra vita e della nostra coscienza per lungo tempo a venire, come l’emblema di una tragedia con cui non si può venire a patti, né in questa vita né in nessun’altra.

Alfredino Rampi cadde nel pozzo di Vermicino verso le 19:00 del 10 giugno. Il pozzo era stato addirittura richiuso dal proprietario che non si era accorto della sua caduta, e solo verso mezzanotte i poliziotti allertati dai coniugi Rampi udirono i suoi richiami dalle profondità della terra. Da quel momento partì la cosiddetta macchina dei soccorsi, coordinata dall’allora Comandante dei Vigili del Fuoco della Capitale Elveno Pastorelli, che si trovò a combattere principalmente con un destino che sembrò accanirsi diabolicamente contro Alfredino e chi cercava di salvarlo, ma anche con una disorganizzazione ed un pressappochismo di cui ci si rese esattamente conto soltanto in seguito, dopo che il pathosdel salvataggio si era fatalmente acquietato.

Gli scavi iniziarono alle 8 di mattina dell’11 e si protrassero fino ai TG di mezza giornata, che alla fine non restituirono la linea, ma organizzarono una diretta ad oltranza facendo affidamento sulle previsioni ottimistiche dell’Ingegner Pastorelli e confidando quindi di poter trasmettere in diretta il salvataggio del bambino. Sarebbe stata una delle dirette più lunghe e drammatiche della storia della televisione italiana. Per tutto il pomeriggio, si assisté al succedersi di tentativi che smentirono previsioni e aspettative dei soccorritori. Alle ore 7:00 del 13 giugno 1981, l’Ingegner Pastorelli dichiarò ufficialmente chiusa l’operazione di soccorso e aprì quella di recupero della salma del piccolo Alfredo Rampi.

Toccò a Giancarlo Santalmassi, allora conduttore del TG2, sintetizzare con domande che dopo quasi 40 anni non hanno avuto risposta esauriente, ma che andrebbero riproposte adesso con eguale forza di fronte a certe Vite in direttache la TV ci propina quotidianamente, lo stato d’animo di cittadini e addetti ai lavori straziati dalla diretta appena conclusasi: «Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo prossimamente a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. È stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo: 60 ore di lotta invano per Alfredo Rampi».

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Mr. Bloogger

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