Archivio Ombre Rosse

Se ci fosse stato Sandro Pertini…

Ci fosse stato Sandro Pertini al Quirinale, è facile immaginarsi come sarebbe finita la drammatica sera del 9 ottobre scorso. Convocato d’urgenza il Presidente del Consiglio, costui avrebbe dovuto spiegare al Presidente della Repubblica come mai più di centomila persone – il popolo – nella sola Roma (in concomitanza con non si sa bene quante nel resto d’Italia) erano costrette a manifestare per la salvaguardia di diritti garantiti a caratteri scritti con il sangue nella Costituzione nata dalla Resistenza. E come mai soprattutto, contro questo popolo, la Polizia di Stato aveva ricevuto l’ordine di aprire il fuoco come ai tempi di Bava Beccaris, con gli idranti ed i fumogeni e con altre delle armi in dotazione.

Ci fosse stato Sandro Pertini, va detto, non saremmo forse neanche arrivati alle premesse di tutto questo, la nomina di un governo liberticida come non se ne vedevano dai tempi della Repubblica Sociale di Salò; la promulgazione di ordinanze e decreti come non se ne vedevano dai tempi della kommandantur di Kesselring (o forse, in questo caso, basta andare indietro di dieci anni fino a Mario Monti); la prova di forza con il popolo, i lavoratori, la piazza per imporre lo smercio di medicine che assomiglia più agli esperimenti del Dottor Mengele ad Auschwitz che alle campagne vaccinali degli anni sessanta. E Mario Draghi, assieme all’altro Mario, il Monti appunto, sarebbero rimasti alla Banca d’Italia a fare i grafici ed i fogli excel per qualche governatore più avveduto e meno imbevuto di loro di neocapitalismo e neoconservatorismo.

Il presidente partigiano avrebbe chiesto conto di tutto ciò, e non si sarebbe accontentato di frasi di circostanza, come l’allarmi, son fascisti! lanciato da partiti di artefatta maggioranza e sindacati dal nome altisonante ma ormai di abbondante minoranza (pur garantita da leggi compiacenti). Con la sua voce tonante che il tempo trascorso dal proclama insurrezionale del 25 aprile 1945 non aveva attenuato, avrebbe gridato indignato alla vista delle immagini girate in tutto il mondo dei poliziotti che pestano, sogghignando ed infierendo, donne, bambini ed anziani. Roba da farci vergognare, roba vista soltanto nel sudamerica degli anni settanta, roba che a confronto la Diaz a Bolzaneto di Genova fu una ragazzata. Il presidente avrebbe chiesto conto e preso – o quantomeno preteso – provvedimenti.

Sandro Pertini, il presidente più amato dagli italiani

Ci fosse stato Pertini, ma non c’era. Al suo posto l’uomo per tutte le stagioni, l’uomo di conseguenza (secondo la felice definizione di Attilio Veraldi) del sistema. L’uomo che doveva difendere la Costituzione datagli in mano dal popolo e dai presidenti alloggiati in quel palazzo prima di lui. L’uomo che affossò la volontà popolare nel 1993 con la legge elettorale antimaggioritaria che porta il suo nome, lo ha fatto di nuovo e sistematicamente da quando sorveglia la tenuta del regime.

Centomila fascisti in piazza non li portava nemmeno Mussolini nei suoi giorni migliori, ma tutte le forze politiche ed i loro menestrelli dei mezzi di informazione sono concordi nel parlare soltanto di chi ha fatto danni e confusione come se si trattasse della moltitudine. O anche di non parlare di niente affatto, come se niente fosse successo, come da costume ormai invalso da quando perfino la verità sotto gli occhi di tutti è sottoposta al vaglio della censura politico-sanitaria.

Non torna niente, e del resto non ci vuole di essere Sandro Pertini per rendersene conto ed indignarsi. Basta aver vissuto gli anni di piombo, come ha detto felicemente il segretario neocomunista Marco Rizzo. E’ una strategia che conosciamo bene, quella della tensione. Ogni volta che il popolo si affaccia su quelle piazze in cui finalmente i suoi diritti possono diventare effettivi, ogni volta che i cortei si avvicinano troppo a Montecitorio e a Palazzo Madama, ecco che arrivano sulla scena – a rubargliela – i facinorosi, i fascisti, gli eversori.

Il segretario CGIL Landini e la solidarietà di Mario Draghi

Qualcuno ha fatto notare che non solo i Forzanovisti erano tutti ben conosciuti alla polizia e ben visibili in piazza, allorché è scattata l’ora dei cortei diretti chi ad esprimere pacifico dissenso verso i luoghi della politica e chi a fare i danni che forse gli sono stati commissionati da qualcun altro. Qualcuno ha fatto notare che non è normale che la sede della CGIL romana sia aperta di sabato pomeriggio (ci sarebbe da fare una battuta sui sindacalisti, ma la risparmiamo per non buttare il discorso che ci preme in caciara), ed invece lo era.

Inoltre, a presidio di un obbiettivo dichiaratamente sensibile sulla base di certe dichiarazioni della vigilia, c’erano soltanto tre, dicasi tre poliziotti. Ce n’erano un po’ di più ai bordi di Piazza del Popolo, allorché i casinisti di estrema destra sono stati di fatto lasciati passare indisturbati. L’assetto antisommossa è stato esibito allorché è toccato defluire alla gente normale, le mamme con i passeggini, i ragazzi che credevano di essere lì per manifestare un civile dissenso e per compiere il loro primo atto importante e significativo da cittadini responsabili. Bella lezione di educazione civica hanno ricevuto dalle cosiddette forze dell’ordine.

Il fatto è che stavolta l’apparato (dire il governo sembrerebbe riduttivo) si è fatto trovare evidentemente pronto. Dopo due mesi di manifestazioni con sempre maggior numero di partecipanti man mano che i provvedimenti governativi si inasprivano contro i renitenti al vaccino di stato, questa manifestazione concomitante in quasi tutte le città d’Italia (Firenze esclusa, dove simanifesta soltanto per la Vispa Teresa) era un po’ il punto in cui si tiravano le somme, in vista anche del prossimo storico sciopero dei giorni 15 e 20 ottobre. Era il momento di far scattare di nuovo il vecchio schema, di rendere di piombo anche questi giorni, come già accaduto cinquanta anni fa.

Se io voglio far degenerare una manifestazione, mando da una parte a fare servizio d’ordine poliziotti che si comportano come bravacci del tempo manzoniano di Don Rodrigo e dall’altra un gruppo di facinorosi genuini come monete da tre euro a far finta di contrapporsi con le cattive maniere. Gli anni settanta ce li ricordiamo bene, e qualcosa adesso ci fischia di nuovo e stranamente nell’orecchio. Qualcuno sta cercando di intorbidare le acque allo stesso modo. O vogliamo credere, per esempio, che la Digos passi le sue giornate soltanto a cercare i responsabili del grave atto di razzismo nei confronti di Koulibaly?

Sempre negli anni settanta, una quarantina poliziotti non sarebbe bastata a tenere via del Corso ed a fare tutte le vittime che ha fatto (grazie a Dio per internet che rende superflui se non ridicoli i telegiornali dei network nazionali ed i resoconti della carta stampata con i soldi del sistema e dei suoi fiancheggiatori). Ma all’epoca tutti erano più politicizzati e radicalizzati. Stavolta si tratta veramente ed esclusivamente del popolo che manifesta fuori della politica, sul piano esclusivamente del suo diritto naturale.

A chi chiede leggi speciali e scioglimenti di forze politiche del campo avverso rispondiamo chiedendo perché le nostre forze dell’ordine debbano attingere il proprio personale tra gente che si comporta come abbiamo visto fare ai bravacci di via del Corso sabato sera, gratuitamente violenti, irridenti e spietati. E perché le nostre istituzioni devono assegnare responsabilità a chi come la ministro Lamorgese ha dimostrato altrettanta assenza di scrupoli nel dare a costoro le sue evidenti direttive.

Chissà come avrebbe commentato Sandro Pertini, ma ce lo possiamo immaginare. Il suo proclama di Milano del 25 aprile 1945 si trova ancora su internet, non è caduto sotto la mannaia di youtube, di google, dei social network e di tutti i gestori del consenso informatico. Chi vuole, ormai, ha tutti gli strumenti per sapere come stanno realmente le cose. E nessuno ha più scuse.

Autore

Andrea Sarti

Andrea Sarti

Lascia un commento