Informatica e Web

Siamo quello che postiamo?

Veniamo da un anno intero di chiacchiere più o meno serie e approfondite attorno al web, ai social network, con dibattiti sulle fake news, che transitano libere sui social e pare finiscano pure per influenzare le elezioni della democrazia più grande del mondo, oppure su provvedimenti legislativi sul cyberbullismo, insomma pare proprio che ci siamo arrivati. La nostra vita è pesantemente influenzata dalla rete e da quello che accade in rete, ammesso che la rete sia da considerarsi una specie di mondo a parte.

Ma è davvero così? Se il più potente mezzo di comunicazione mai inventato può influenzare eventi importanti come quelli elettorali, condizionare la vita legislativa di un paese, cosa accade ai singoli? Ho ripensato a una cosa accaduta proprio lo scorso anno. Le pagine Facebook, Instagram e di qualsiasi altro social, costituiscono una vera e propria raccolta di informazioni preziosissime per un legale: spostamenti della persona, fotografie e commenti di ogni tipo, che vengono comunemente utilizzati come allegazioni probatorie nei processi civili.

Ora, mettiamo che un marito vada sul profilo della moglie e veda la foto di lei in discoteca, in compagnia della figlia sedicenne, entrambe in abiti succintie che qualche mese dopo, poco dopo l’inizio del giudizio di separazione, sulla stessa bacheca, legga una sequela di post, che uno un po’ puritano direbbe spintie piuttosto volgari, ma proprio per usare un eufemismo, uno un po’ più scafato direbbe semplicemente tamarri ai limiti del ridicolo, se non oltre, che sarebbero stati inseriti dal presunto amante o nuovo compagno di lei.

Che succede? Succede, ed è successo a Prato che tutto questo finisca letteralmente riportato nelle pagine di una sentenza di separazione e che i post inseriti sul social network finiscano per costituire la prova principale che determina l’esito del giudizio. Badate bene: il punto non è se la sentenza sia giusta o sbagliata, i giudici utilizzano le fonti probatorie che forniscono loro le parti e le valutano, il punto è che gli accadimenti e anche l’identità personale delle parti, ed intendo l’identità come tutelata dal nostro ordinamento, come siamo o come vogliamo essere dinanzi alla società, agli occhi degli altri, tutto viene descritto dalla nostra vita in rete.

Viene da chiedersi allora: siamo quello che postiamo? O ancora peggio: siamo un commento in calce a una foto?

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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