Musica

Tina, la Regina

Nutbush city limits. I confini della città di Nutbush, profondo Tennessee, America rurale e razzista. C’é nata il 26 novembre del 1939. E per superarli, quei confini, quei limiti, ha dovuto penare non poco. Adesso la chiamano tutti la Regina del Rock and Roll. Giustamente, non c’é nessun’altra che abbia dato al genere tanto quanto lei, e per così tanto tempo. Cominciò sessant’anni fa con il marito Ike, l’uomo che le dette il cognome che avrebbe mantenuto anche dopo il sofferto divorzio e con cui sarebbe diventata una leggenda vivente.

Anna Mae Bullock per tutti noi è Tina Turner. Con quel nome ha incassato un sacco di colpi dalla vita oltre che dal marito violento, ma li ha restituiti tutti e con gli interessi. La Giornata contro la violenza sulle donne avrebbe potuto benissimo essere intitolata a lei. Nel 1971 arrivò il successo con la cover di Proud Mary, dei Credence Clearwater Revival. Nel 1973 il distacco dal passato, con Nutbush City Limits. Nel 1978 il distacco dal marito ed il permesso della Corte di mantenere il cognome di lui con cui il pubblico ormai la conosceva e la amava.

Negli anni 80, Tina diventò la Turner che tutti ci portiamo nel cuore e che è entrata nella storia, non solo della musica. Nel 1983 David Bowie la mise sulla strada giusta indirizzandola verso la Capitol Records e la definitiva affermazione del suo talento. Il suo primo album con la nuova etichetta fu Private Dancer, un successo planetario travolgente. Il duetto tra il Duca Bianco e la Regina Neraaffascina e commuove ancora oggi a rivederlo e riascoltarlo. What’s love got to do whit it (autobiografico), Let’s stay together, I can’t stand the rain sono tutte hit che fanno il resto.

Il resto lo fa anche il cinema, dove la splendida quarantenne dalla voce altrettanto splendida e dalle movenze per metà di ballerina e per metà di pantera impreziosisce il terzo capitolo della saga di Mad Max, Thunderdome, regalandoci l’interpretazione della regina (che altro?) Aunty Entity e soprattutto la colonna sonora: We don’t need another hero, che pare cucita addosso meravigliosamente all’antieroe Mel Gibson.

Il 1985 è l’anno di We are the world – USA for Africa. In mezzo a Band Aid, lei c’é. Lei che ha lottato tanto per arrivare, nata con il colore della pelle sbagliato, uguale a quello dei tanti che soffrono in quell’anno di carestia.Da lì in poi, è la leggenda che conosciamo tutti. Bond singer nel 1995 con Goldeneye, Ramazzotti partner l’anno dopo con Cose della vita. Ma la lista dei suoi partners musicali di gran nome è lunga, da Eric Clapton a Bryan Adams, Rod Stewart, Elton John, Bono, Barry White e Mark Knopfler.

L’ultima sua apparizione in concerto è nel 2008, Tina a quel punto ha quasi settant’anni. Da più di dieci anni sta con un nuovo compagno, lo svizzero Erwin Bach che l’ha riportata a vivere in un paesino di campagna non più grande di quello da cui era partita, Küsnacht, nei pressi di Zurigo. Che non ha i limiti di Nutbush, e che è ben contento di concedere alla sua illustre residente la cittadinanza svizzera, nel 2013. Tina ringrazia e contraccambia rinunciando al doppio passaporto, mantenendo solo quello elvetico.

Anche in campo religioso Tina Turner, una volta definitasi battista buddista in ossequio alla religione di nascita e a quella abbracciata da adulta, finisce per optare per quella acquisita. Che probabilmente le ha dato la forza negli ultimi anni di affrontare e superare tragedie personali quali un tumore a cui è sopravvissuta soltanto grazie al compagno che le ha donato un rene quando ormai sembrvaa che non ci fosse più nulla da fare per lei. O la perdita del figlio Craig Raymond, suicida a 59 anni. Ma Tina, meravigliosa versione femminile di Mohamed Alì, i colpi della vita li incassa e li restituisce.

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Mr. Bloogger

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