Ombre Rosse

Un anno vissuto pericolosamente

E’ passato un anno da quando il Coronavirus di cui si era da settimane vociferato come dell’ennesima cineseria diventò realtà anche in terra d’Europa, fu battezzato Covid19 (Corona Virus Disease anno 2019, e questo nome di battesimo avrebbe dovuto far riflettere da subito, nei confronti di autorità politiche e sanitarie che ancora alla fine di febbraio 2020 si comportavano come le famose tre scimmiette: non ho visto, non ho sentito, non dico nulla) e assegnò all’Italia il triste primato di quel paziente zero al principio frettolosamente etichettato come il solito italiano di ritorno da turismo di varia natura nel sudest asiatico.

Com’é andata lo sanno anche i muri, nel frattempo diventati i nostri principali punti di riferimento esistenziali. E’ il perché è andata così che stenta ancora ad esere messo a fuoco, soprattutto da media che si comportano come un Giornale Unico del Virus, secondo la felice definizione di Nicola Porro.

Ed a senso unico, perché diffondono – come gli altoparlanti di certe nostre spiagge di un tempo, quando ci si poteva andare liberamente, o come gli altoparlanti di certe Coree di nostra conoscenza – la stessa verità ufficiale: c’é una pandemia mortale (anche se i numeri sono gli stessi delle influenze di stagione degli anni precedenti al 2019, dati del Ministero della Salute alla mano), stare in casa prima e vaccinarsi poi è un dovere sociale (anche se ha la stessa utilità della camicia quando non arriva a coprire il fondoschena, come dicevano i nostri vecchi).

Nacquero diverse paure e immaginazioni in quegli che rimanevano vivi, e tutti quasi a un fine tiravano assai crudele, ciò era di schifare e di fuggire gl’infermi e le lor cose; e così facendo, si credeva ciascuno medesimo salute acquistare. (Giovanni Boccaccio, Decameron) 🅱️

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Mr. Bloogger

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