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Valentino che protegge gli innamorati

La leggenda e la liturgia di San Valentino protettore degli innamorati affondano nella notte dei tempi. Abbiamo già incontrato i Lupercalia, festività pagana che nell’Europa pre-romana e romana segnava il passaggio dai rigori dell’inverno alla rinascita del mondo a primavera, e che veniva celebrata secondo le cronache in modo abbastanza sfrenato e licenzioso.

Il crescente affermarsi della religione cristiana impose, a partire dai secoli in cui la Chiesa di Roma rimase ereditiera e padrona del vecchio Impero Romano, la fagocitazione e la sostituzione di quelle festività che confliggevano con la nuova rigida morale con celebrazioni in qualche modo più confacenti.

Secondo il martirologio romano, l’elenco ufficiale degli abbinamenti giornalieri ai santi canonizzati dalla Chiesa introdotto per la prima volta da quel Gregorio XIII, il giorno 14 febbraio si commemorava il vescovo di Terni che alla fine del terzo secolo era stato fatto martire a Roma sulla via Flaminia presso il ponte Milvio.

Narrava una leggenda ripresa dalle cronache posteriori alla vita del santo che quando era vescovo di Terni ed era già finito nel mirino della giustizia imperiale per aver addirittura tentato di convertire a suo tempo l’Imperatore Claudio II, aveva unito in matrimonio Serapia una giovane cristiana gravemente malata, ed un centurione romano, Sabino.

Per questo motivo Valentino era stato arrestato, martirizzato, e le sue spoglie traslate sulla collina di Terni dove oggi sorge la basilica a lui intitolata. Il vescovo Valentino avrebbe dunque suggellato con il proprio sangue quel gesto d’amore, meritandosi di passare alla posterità, cristiana e non, come colui che dà nome al giorno in cui gli innamorati festeggiano. 🅱️

 

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Mr. Bloogger

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