Ombre Rosse

Vittime di Stato

La storia che vi racconto oggi rischia di essere una delle tante che sentiremo nei prossimi giorni, settimane, mesi. E’ a lieto fine, e così preghiamo tutti a mani giunte che rimanga, e tuttavia rappresenta anche quelle altre che il lieto fine non l’hanno avuto, o non lo avranno.

Beatrice (nome di fantasia) è una donna imprenditrice, che vive in un posto che chiameremo l’Isola Bianca (il riferimento cromatico dovrebbe essere sufficiente ad identificare il luogo) e che da un anno a questa parte avrebbe già abbastanza preoccupazioni circa il futuro non solo della sua esistenza ma anche e soprattutto dell’attività con cui la sostenta.

Adesso Beatrice ha una preoccupazione in più, per affrontare la quale tuttavia nessuna delle sue certezze e delle sue eccellenze caratteriali è sufficiente. Beatrice è madre, orgogliosamente madre, di una figlia che ogni giorno fa di tutto per alimentare il suo orgoglio di mamma, pur essendo dotata di un caratterino niente male anche lei come mamma e pur essendosi scelta una attività molto pericolosa, di prima linea, soprattutto da un anno a questa parte.

Francesca – la chiameremo così – fa l’infermiera. La mamma la descrive come una figlia meravigliosa, quella che lavora in ospedale, quella che ama da morire il suo lavoro, quella che conosce il nome di ogni suo paziente, perché per lei non sono numeri, ma persone, che ha lavorato nel reparto Covid bardata come un palombaro ma felice di essere li a regalare un sorriso rassicurante e una mano da stringere, quella che ci mette sempre il cuore in ogni cosa che fa.

Fin qui è la storia di ognuno di noi, in qualunque luogo ed in qualunque tempo. Beatrice è una mamma giustamente apprensiva, se no che mamma sarebbe? Francesca è una figlia indipendente, oltre che al momento impacciata dalla tuta da palombaro che come ogni giorno continua ad indossare per mestiere e per sicurezza.

Madre e figlia si sono salutate, ognuna di ritorno alla propria quotidianità fatta di dipendenza e di indipendenza continua dal mondo e dagli affetti. E non immaginano che da quel momento la loro storia si complica, e che il loro contatto successivo sarà molto meno scherzoso, o di routine. Sarà molto più drammatico, perché nel frattempo la bomba è esplosa.

Dopo due ore la telefonata: «Mamma hanno ritirato il lotto di vaccini con il quale mi hanno vaccinato…»

Un anno vissuto pericolosamente e con apprensione, a temere Covid, il nemico misterioso dal nome esotico, quando invece dovevi guardarti le spalle dal fuoco amico, quello sparato con proiettili che hanno un numero di serie identificativo familiare: ABV2856. E’ il numero del lotto dei vaccini prodotti da AstraZeneca, sembra il nome di un nemico di James Bond 007, che all’improvviso sta gettando nel panico l’Occidente. Quell’Occidente dalla bocca larga e dal cuore stretto che si è subito messo in coda per farsi bucare dall’ago non appena le sue autorità hanno ordinato di farlo.

Ordinato, sì, perché l’art. 32 della Costituzione non conta più nulla, come tutto il resto della Costituzione stessa. Basta che un arrogante cialtrone di datore di lavoro ti faccia pressione e tu ti trovi con le spalle al muro: o la salute o il lavoro. Dove la salute starebbe nell’ignorare le versioni ufficiali di politicanti e virologi d’accatto che assicurano la copertura totale, di gregge, da parte di un liquido strano, testato poco e male, che chiamano vaccino contro una pandemia che provoca problemi soltanto allo 0,06% della popolazione. Quanto al lavoro, fortunato chi ancora ce l’ha, e lo rischia a dire quel NO sia che sia dipendente privato che pubblico.

Anche la Danimarca blocca AstraZeneca, è il settimo Stato ad oggi: «Troppo pesanti gli effetti collaterali, sono in corso accertamenti sui deceduti post vaccino». Sette Paesi sospendono la somministrazione del vaccino AstraZeneca per rischio trombosi. Anche Francesca poteva essere una di questi, ma i medici al quale ha esternato le sue perplessità, il suo timore avendo problemi di salute, avendo una malattia autoimmune, non l’hanno neanche ascoltata: «E’ da fare, è sicuro…»

La vita futura di Francesca non sarà scambiata per un effetto collaterale, come quelle di tanti che da un anno a questa parte continuano a credere a quanto i nostri infami governi ci raccontano. Non lo sarà perché è forte, e ce la farà a superare anche l’intossicazione, il veleno che questa Spectre che noi chiamiamo Unione Europea ha forzato le cose per iniettarle o farle iniettare. Non andrà tutto bene, come continua a canticchiare qualche imbecille. Ma le cose non andranno sempre così.

E che questi imbecilli paghino soprattutto per quell’odioso «è emerso che non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi registrati in Europa e la somministrazione del vaccino AstraZeneca», con cui gli ineffabili Draghi Mario e Von der Leyen Ursula hanno inteso liquidare ieri la faccenda, a preventivo. Confidando in autopsie che non porteranno a niente e a cui del resto nessuno potrà assistere, così come l’anno scorso a Bergamo le salme finirono nei forni crematori senza che nessuno potesse obbiettare o sindacare alcunché.

Il lotto ABV2856 è sospeso in buona parte dell’Europa, ma ormai chissà quante trombosi ha innescato, e quante vittime riusciranno a superarle. La cosa che fa più rabbia è che le vittime andranno ad essere rubricate come Covid, la beffa oltre il danno, alimentando questo Circo Barnum della pandemia e delle pozioni magiche che vengono offerte per curarla. 🅱️

Autore

Mr. Bloogger

Mr. Bloogger

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